Con via libera della maggioranza di centrodestra, la tassa di soggiorno è realtà. La giunta punta su attrattività e manutenzioni, mentre il Pd contesta metodo, oneri e gettito incerto
MAGENTA (MILANO) – La città apre il confronto sulla tassa di soggiorno dopo l’ok del Consiglio. La maggioranza la presenta come leva per finanziare progetti e manutenzioni legate al turismo; le opposizioni contestano impostazione e ricadute sugli operatori. Il nodo resta doppio: come sarà speso il gettito e quanto peserà su competitività e lavoro delle strutture ricettive.
Tassa di soggiorno
L’assessora al Bilancio e Commercio Stefania Bonfiglio rivendica l’ascolto delle categorie e lega il tributo alla promozione del territorio: “Le risorse torneranno sul territorio per valorizzare Villa Naj Oleari, Casa Giacobbe, Parco del Ticino, memoriale della Battaglia e il brand Magenta”. Secondo la giunta, l’imposta non grava sui cittadini perché collegata ai pernottamenti dei visitatori.
Esenzioni e platea interessata
Il regolamento prevede esenzioni per residenti, minori di 21 anni, persone con disabilità, malati e accompagnatori, forze dell’ordine, guide turistiche, volontari di protezione civile, chi alloggia per provvedimenti dell’autorità e lavoratori della cultura. In città si contano 39 strutture ricettive e un hotel, con attività considerate “a pieno ritmo”.
Le cinque critiche del Pd
Per il segretario cittadino Matteo Di Gregorio, l’imposta è “di scopo senza scopo”: manca un piano che leghi il gettito a progetti precisi. Secondo punto: “burocrazia e oneri sugli operatori”, chiamati a incassare, rendicontare e versare con sanzioni fino al 200% per errori formali. Terzo: “rischio boomerang”, con possibili spostamenti di flussi verso comuni senza tributo. Quarto: “gettito incerto”, stimato in 30-40 mila euro, somma ritenuta insufficiente per interventi strutturali. Quinto: “scelta simbolica, non strategica”, perché senza una vera analisi costi-benefici la misura aggiunge complessità senza valore.
Tariffe, bilanci e trasparenza
Il Pd inserisce la contestazione in un quadro più ampio di aumenti tariffari e chiede stime solide, obiettivi misurabili e rendicontazione pubblica. La maggioranza respinge l’idea di “fare cassa” e insiste sul nesso tra tributo e rilancio della città. I prossimi mesi dovranno definire tariffe, destinazioni e indicatori di risultato: solo allora si capirà se la tassa porterà opportunità o attrito.






