Magenta, 17enne omosessuale minacciato dal padre: “Ti squarto come un porco”. Anni di violenze e di denunce inutili

Anni di violenze dietro la rissa alle case Aler, la mamma del minore: “Inutili le nostre denunce, le abbiamo presentate ma non è servito a nulla. La nostra vita è un inferno”

di Graziano Masperi

MAGENTA (MILANO) – La rissa di settimana scorsa alle case Aler in via Piscane ha coinvolto anche un ragazzo di soli 17 anni. Un giovane che, insieme alla madre, vive una situazione tormentata da continue violenze da circa quattro anni.

Le violenze

E’ stata proprio la mamma a voler precisare alcune cose che vanno al di là di un episodio di cronaca che ha visto finire 4 persone in ospedale (per traumi non gravi) e i Carabinieri intervenire per raccogliere le testimonianze, avviando un’indagine. “Quello che è stato scritto non corrisponde completamente al vero – dice la donna – In quell’occasione mio figlio si è soltanto difeso con l’uso di una scarpa con il tacco a spillo. Ciò che è avvenuto quella notte è soltanto l’ultimo di una serie di episodi che ci stanno portando all’esasperazione perché, da diversi anni a questa parte, abbiamo presentato denunce per minacce verso il mio ex compagno, aggressioni e stalking che non hanno mai portato a nulla. Abbiamo presentato foto, video, chat, ma non si è mai arrivati a niente”.

Il conflitto con il padre

Il ragazzo 17enne è omosessuale e sta vivendo la sua vita tranquillamente accanto alla mamma. Dice di non avere mai subito discriminazioni per il suo modo di essere, ma di soffrire enormemente per l’atteggiamento del padre. “Mio figlio è sempre intervenuto per difendermi dal mio ex compagno – spiega la mamma – e ogni volta si scatena il finimondo. Adesso non se la prende più con me, ma direttamente con lui. Non accetta che lui mi difenda, non tollera il suo modo di essere e di vivere la vita da omosessuale che diventa un disonore, una sorta di malattia”. E’ una storia triste e delicata che fatichiamo a raccontare.

Gli insulti e le minacce

Naturalmente gli enti competenti sono a conoscenza della situazione. “Quella sera – continua la mamma – c’era anche un’amica con lui. Sono stati entrambi insultati con parole allucinanti. Del tipo Avvicinati e ti squarto come un porco, oppure In questo palazzo le prostitute non le vogliamo.

Le denunce inutili

Parlano di un’aggressione avvenuta nel mese di maggio alla quale è seguito un secondo episodio, l’ultimo appunto. “Come è possibile chiamare altre persone per picchiare un ragazzo di 40 chili? – aggiunge la donna – Mio figlio spesso attacca con le parole, ma questo è dovuto all’esasperazione maturata nel corso degli anni”. A farne le spese è proprio lui, un ragazzo che deve ancora crescere. “A causa di questo clima di terrore continuo mio figlio ha abbandonato la scuola – conclude – e al momento non lavora. Una situazione che non sappiamo se avrà mai una fine”.