Pogliano Milanese, il supermercato della ‘ndrangheta e la truffa da 400.000 euro: 22 arresti, 34 indagati

Un supermercato fantasma a Pogliano Milanese viene utilizzato dagli uomini del clan di Gagliano per un truffa in grande stile. L’inchiesta nasce dalla bancarotta di una società di Borgo Ticino, in provincia di Novara

di Ersilio Mattioni

POGLIANO MILANESE (MILANO) – Un supermercato fantasma, che esiste solo sulla carta e che diventa lo strumento di un clan della ‘ndrangheta per escogitare una truffa da oltre 400.000 euro Tutto comincia a Gagliano, in provincia di Catanzaro, dove Pietro Procopio (alias “U Biondo”), Giuseppe Procopio, Salvatore Corea, Fortunato Mesiano, Giuseppe Rijitanom e Michele Maccherone progettano il piano criminoso. Dalla Calabria passano per Arezzo, poi giungono in Brianza e infine a Borgo Ticino, in provincia di Novara. Qui nel 2021 viene costituita la società “Alipadania Srl” (in seguito fallita), che tra i vari compiti ha quello di gestire un supermercato a Pogliano Milanese.

Il supermercato fantasma

Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, avallata dalla Gip Gilda Danila Romano, il supermercato di Pogliano Milanese, la cui gestione viene affidata a un prestanome, esiste solo formalmente. Viene però utilizzato per comprare merce da fornitori mai pagati, il cui valore viene dirottato in Calabria. In totale gli uomini del clan di Gagliano riescono a truffare più di 400.000 euro.

Soldi ai carcerati

Parte dei proventi illeciti vengono utilizzati per pagare le spese delle famiglie dei carcerati, nella migliore tradizione della ‘ndrangheta. Mentre i boss sono in carcere – quindi impossibilitati a operare – l’organizzazione criminale provvede ai loro bisogni, compresi quelli di mogli e figli.

Gli arresti

Nell’ordinanza della Gip Romano risultano indagate 34 persone, mentre gli arresti sono 22. In carcere finisce “U Biono”, mentre gli altri ideatori del piano vengono mandati ai domiciliari. Tra i truffati compaiono aziende lombarde (quasi tutte in Brianza) e piemontesi, tra cui la notissima “Acqua Sant’Anna”.