Robecco, Mastrangelo e Mandonico contro Barni: “Ci ha impedito di discutere su Pgt, traffico e area pedonale”

Il gruppo Coerenza (Lega e Fratelli d’Italia) attacca la sindaca Barni: quattro punti su cinque all’ordine del giorno della Consulta Urbanistica del 2 luglio, ma poi esclusi dalla giunta

di Redazione

ROBECCO SUL NAVIGLIO (MILANO) – Quattro punti su cinque esclusi prima ancora che la Consulta Urbanistica e Lavori Pubblici potesse discuterli. È l’accusa lanciata da Alberto Mastrangelo e Attilio Mandonico – componenti del gruppo d’opposizione Coerenza, espressione di sensibilità e persone riconducibili ai partiti del centrodestra, tra cui Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale – contro la giunta guidata dalla sindaca Fortunata Barni.

Pgt, traffico e area pedonale esclusi dalla discussione

La richiesta di convocazione, presentata dal presidente della Consulta Daniel Aleksandrov, prevedeva cinque punti: l’area pedonale temporanea di via Ripa Naviglio, la valorizzazione turistica della zona, il Piano urbano del traffico, la tutela del territorio Magentino-Abbiatense e il nuovo Pgt, con particolare riferimento all’area Atu di via per Magenta. Con una nota dell’Area amministrativa, però, il Comune avrebbe stabilito che fosse possibile discutere soltanto della valorizzazione turistica di via Ripa Naviglio. Ma non sugli altri quattro punti, esclusi prima dell’inizio della seduta.

Le motivazioni richiamate dal Comune

Secondo quanto riferito dai due esponenti dell’opposizione, l’amministrazione avrebbe motivato la decisione richiamando la natura esclusivamente consultiva della Consulta. La discussione sull’area pedonale non sarebbe stata ritenuta coerente con quella funzione; gli aggiornamenti sul Piano urbano del traffico e sul Pgt sarebbero stati assimilati a richieste di accesso agli atti; il tema della tutela territoriale sarebbe stato invece considerato estraneo alle competenze dell’organismo.

“Se non può parlare di urbanistica, a cosa serve?”

Mastrangelo e Mandonico contestano duramente questa interpretazione. Una Consulta, sottolineano, non pretende di sostituirsi alla giunta, alla sindaca o al Consiglio comunale, ma deve poter approfondire, discutere e avanzare proposte sulle materie per le quali è stata istituita. La domanda politica posta dall’opposizione è netta: «Se una Consulta Urbanistica non può discutere di urbanistica, viabilità, pianificazione, Pgt e futuro del paese, allora viene spontaneo chiedersi quale funzione concreta le venga realmente riconosciuta».

La protesta e l’uscita dall’aula

Durante la seduta del 2 luglio, i due rappresentanti di Coerenza hanno fatto registrare la propria presenza, letto una dichiarazione di dissenso e chiesto che venisse riportata integralmente a verbale. Subito dopo hanno lasciato l’aula. Una decisione che definiscono una forma di «protesta istituzionale», non una fuga o un segnale di disinteresse. Restare, sostengono, avrebbe significato legittimare una Consulta ridotta a un semplice simulacro.

La stoccata sui regolamenti dopo dodici anni

Durante la riunione, Barni avrebbe spiegato che il nuovo responsabile dell’Area amministrativa, Silvestro Plumari, ha introdotto un metodo di lavoro fondato sul rispetto dei regolamenti vigenti. Da qui la stoccata dell’opposizione: se il metodo corretto viene applicato soltanto adesso, dopo oltre dodici anni di amministrazione Barni, in che modo sono stati gestiti fino a oggi regolamenti, uffici, Consulte e procedure?

Anche la Consulta Affari Generali era saltata

A rendere ancora più pesante il quadro, secondo Coerenza, è quanto avvenuto il 29 giugno nella Consulta Affari Generali. La seduta non avrebbe potuto svolgersi validamente per mancanza del numero necessario. Erano presenti soltanto esponenti delle opposizioni e l’assessore Oldani, che non fa parte della Consulta. Per la destra, il risultato è identico: da una parte organismi che non riescono a riunirsi, dall’altra Consulte convocate ma private dei temi principali.

Lo scontro su ChatGPT

Nel corso della serata, la sindaca avrebbe inoltre richiamato più volte l’intelligenza artificiale e ChatGPT, quasi a voler ricondurre il lavoro politico e documentale svolto dall’opposizione all’utilizzo di un software. Mastrangelo e Mandonico respingono questa rappresentazione: le loro posizioni, affermano, nascono dalla lettura degli atti, dai documenti protocollati, dalla partecipazione alle riunioni e dal confronto con i cittadini. Gli strumenti digitali possono essere un supporto, ma non sostituiscono né la politica né la conoscenza del territorio.

“Non intendiamo fare da comparse”

L’attacco finale è durissimo. Coerenza parla di un metodo «autoritario e selettivo», con l’amministrazione che deciderebbe preventivamente quali argomenti possano essere affrontati e quali debbano invece essere esclusi. «Noi non intendiamo fare da comparse», concludono Mastrangelo e Mandonico. Per l’opposizione, la democrazia locale si misura sulla disponibilità a discutere anche i temi scomodi, non sulla semplice esistenza formale degli organismi di partecipazione.