Hydra, il rinvio a giudizio di Paolo Aurelio Errante Parrino suscita la dua reazione dell’avvocato Roberto Grittini. “Non è accusato di alcun reato specifico, solo solo suggestioni”
ABBIATEGRASSO (MILANO) – È una presa di posizione dura, senza sconti, quella dell’avvocato Roberto Grittini, dopo il rinvio a giudizio di Paolo Aurelio Errante Parrino, detto “zio Paolo”, figura centrale dell’inchiesta Hydra sul cosiddetto “consorzio delle mafie” in Lombardia. Al centro delle dichiarazioni del legale non c’è solo il processo, che si aprirà nei prossimi mesi, ma il metodo stesso con cui l’accusa è stata costruita.
L’avvocato Grittini: “Esterrefatto”

“Sono esterrefatto”, afferma Grittini. “A Parrino non viene contestato alcun reato specifico e il rinvio a giudizio viene chiesto e deciso sulla base di una suggestione. Ma dove sono i fatti?”. Per il difensore, l’impianto accusatorio sarebbe fondato più su interpretazioni che su condotte penalmente rilevanti. Con un uso “bizzarro” del diritto che, a suo giudizio, rischia di allontanarsi dai principi dello Stato di diritto. La critica si estende anche alla detenzione: “La permanenza in carcere, per di più al 41 bis, appare una misura inutilmente punitiva e assolutamente non necessaria”. Da qui l’auspicio che il processo riporti la vicenda “sul terreno dei fatti e delle prove, non dei teoremi”.
Chi è Paolo Aurelio Errante Parrino
Parrino, 78 anni, è un nome che pesa. Condannato definitivamente per mafia negli anni ’90, è indicato dalla Direzione distrettuale antimafia come il rappresentante di Cosa nostra in Lombardia e una delle figure di collegamento tra le diverse organizzazioni criminali. A rafforzarne il profilo, secondo l’accusa, anche la parentela con Matteo Messina Denaro, che ne avrebbe accresciuto il prestigio e l’autorevolezza negli ambienti mafiosi. Attualmente Parrino è detenuto nel carcere di Spoleto ed è sottoposto al regime di 41 bis, misura riservata a soggetti ritenuti ancora in grado di mantenere contatti e influenza all’esterno.
L’inchiesta Hydra e il “consorzio delle mafie”
Hydra è una delle più imponenti inchieste antimafia mai condotte in Lombardia. Secondo i magistrati, in regione opererebbe un’alleanza stabile tra Cosa nostra, ’ndrangheta e camorra, capace di gestire affari, mediare conflitti e garantire equilibri. In questo quadro, a Parrino non viene attribuito un singolo reato-fine, ma un ruolo: quello di “termoregolatore”, figura di garanzia chiamata a intervenire per appianare contrasti tra clan. Un esempio citato negli atti riguarda il tentativo di mediazione tra il clan Pace e Gioacchino Amico, legato alla camorra dei Senese, per una controversia su un debito. Un intervento che, peraltro, non avrebbe nemmeno prodotto risultati concreti.
Il nodo giuridico
Ed è proprio qui che si innesta lo scontro tra accusa e difesa. Per la Procura, il solo fatto che Parrino venga riconosciuto come mediatore autorevole dimostrerebbe l’attualità del suo ruolo mafioso. Per Grittini, invece, l’assenza di reati specifici e di esiti concreti rende l’impianto fragile e pericoloso sul piano delle garanzie. Sarà il processo a chiarire se il prestigio e la funzione attribuiti a “zio Paolo” siano sufficienti a fondare una responsabilità penale per associazione mafiosa.
Mafia e politica
Intanto, ad Abbiategrasso, il caso Parrino continua a interrogare non solo la giustizia, ma anche il rapporto tra un presunto boss mafioso e la politica cittadina. In primo piano torna così il rapporto tra Parrino e il sindaco Cesare Nai (citato nelle carte di Hydra ma non indagato), legato a una ormai celebre intercettazione al bar Las Vegas, nel corso della quale “zio Paolo” minacciò di morte un dipendente comunale alla presenza del sindaco. Nai, in quell’occasione, si limitò a una risata e non denunciò l’episodio ai carabinieri.






