Abbiategrasso, Errante Parrino sfida i magistrati antimafia. Per il cugino di Messina Denaro le inchieste sono “tutte cazzate”

Paolo Aurelio Errante Parrino a gamba tesa contro la Direzione distrettuale antimafia di Milano. Il cugino di Matteo Messina Denaro definisce “cazzate” le inchieste sulla malavita in città. Il sindaco continua a tacere

di Ersilio Mattioni

ABBIATEGRASSO (MILANO) – Paolo Aurelio Errante Parrino alza il tiro. E stavolta il bersaglio di “zio Paolo”, cugino del defunto capo di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro, sono i magistrati della Direzione distrettuale antimafia e il prefetto di Milano. Secondo il vecchio boss, pregiudicato per reati di mafia, inchieste e provvedimenti sarebbero “tutte cazzate”.

“Tutte cazzate”

“Tutte cazzate”. Non solo lo dice, ma “zio Paolo” lo scrive, nero su bianco, sul nuovo cartello appeso sulla saracinesca del bar Las Vegas (intestato a sua figlia Giusy, ma di fatto gestito da lui), chiuso dal prefetto con un’interdittiva antimafia. Quel bar, si legge nelle carte dell’inchiesta “Hydra”, era luogo di vertici mafiosi, di incontri tra i diversi esponenti di Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta. Quel “consorzio delle mafie” che la Dda di Milano ha descritto e documentato in migliaia di pagine e che un Gip definisce invece “riunione sporadiche”. La controversia tra Procura e Tribunale è finita al Riesame, che in queste settimane ha cominciato a discutere i ricorsi.

IL CARTELLO SULLA SARACINESCA DEL BAR “LAS VEGAS”

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La richiesta d’arresto

Tra le richieste d’arresto, respinte dal Gip e oggetto del ricorso, c’è anche quella di Errante Parrino. E se il Riesame darà ragione alla Procura, allora per “zio Paolo”, difeso dall’avvocato Roberto Grittini, si apriranno le porte del carcere (naturalmente preventivo). Forse per questo Errante Parrino è nervoso e agisce d’istinto. Sbagliando, perché offendere i magistrati non sembra una mossa gran-ché intelligente.

Sfidare la legge

L’atteggiamento di “zio Paolo” è quello di chi sfida a viso aperto la legge e i giudici, come se godesse di una speciale impunità: “Bar puliti come il Las Vegas – scrive Errante Parrino su Facebook – ce ne sono pochi”. E aggiunge, rivolgendosi forse ai magistrati o forse alle organizzazioni antimafia: “Smettetela di rompere”. Per il resto “tutte cazzate e tutte invenzioni”.

Il silenzio del sindaco Nai

Continua intanto il silenzio del sindaco Cesare Nai, ormai in grande imbarazzo di fronte alle intemperanze del suo “illustre” concittadino. E di fronte alle richieste, avanzate dalle opposizioni, di chiarire. Forse sarebbe il caso che, una volta per tutte, Nai rendesse qualche pubblica dichiarazione sulla mafia in città e sugli ultimi avvenimenti. Se vorrà farlo, saremmo felici di dare spazio alle sue considerazioni.