L’ultimo collaboratore di giustizia dell’inchiesta Hydra porta i carabinieri sulle tracce di una carrozzeria tra Buscate e Castano Primo. Le armi – pistole, fucili e kalashnikov – “nascosti tra le galline”
CASTANO PRIMO-BUSCATE (MILANO) – Il nuovo collaboratore di giustizia nell’inchiesta Hydra, Francesco Bellusci, mette sul tavolo un tema esplosivo: le armi. E lo fa indicando, a verbale, un carrozziere legato per amicizia al boss Giacomo Cristello e un luogo preciso. Si tratta di una carrozzeria lungo la strada provinciale 34 tra Buscate e Castano Primo, sul territorio di Castano Primo.
Il racconto: “Nascondeva le armi tra le galline”
Secondo quanto dichiarato, le armi sarebbero transitate da lì con una modalità descritta nei dettagli: non dentro il capannone, ma dietro l’officina, nell’area dove il titolare avrebbe tenuto polli, cani e altre strutture di servizio. Da quel punto – sempre secondo il racconto – sarebbero state prelevate e consegnate. “Il titolare di un’officina ci teneva pistole e kalashnikov. Le nascondeva tra le galline”, è la sintesi che accompagna il verbale.
Il contesto Hydra e il “sistema mafioso lombardo”
Il passaggio sulle armi è uno dei più delicati della nuova collaborazione che si inserisce nel maxi procedimento Hydra, l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano che ipotizza l’esistenza di un “sistema mafioso lombardo”: una presunta alleanza tra mafie in Lombardia finalizzata a gestire affari, interessi criminali e rapporti con la politica. Un impianto accusatorio complesso, ancora in fase processuale, che coinvolge oltre cento imputati e che, nelle ultime settimane, si è arricchito del tassello rappresentato da Francesco Bellusci, 38 anni, nato a Cuggiono, indicato come appartenente alla locale di ’ndrangheta Legnano–Lonate Pozzolo.
Pistole, fucili e kalashnikov: i dettagli nei verbali
Nei primi verbali resi ai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, Bellusci ha affrontato più filoni: doti e affiliati, rapporti interni alla locale, legami e dinamiche del presunto “sistema”, fino ad arrivare al nodo armi. Qui sostiene di conoscere non solo chi “le forniva”, ma anche chi “le reggeva” e dove sarebbero state gestite. Racconta di essersi recato più volte nella carrozzeria tra Buscate e Castano Primo sia per ritirare sia per consegnare armi, collocando gli episodi in un arco temporale di cinque anni e facendo riferimento a diverse tipologie: pistole, fucili e kalashnikov.
La perquisizione del 25 novembre e il primo riscontro
Le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia sono state riscontrate dagli inquirenti. Un primo sviluppo operativo è già segnalato negli atti: il 25 novembre, sulla base delle indicazioni di Bellusci, i carabinieri hanno effettuato una perquisizione nel capannone riconducibile al carrozziere e hanno trovato una pistola con matricola abrasa e numerose munizioni. Il carrozziere è stato arrestato e portato nel carcere di Busto Arsizio.
Un pentito che sa molte cose
L’episodio, sul piano investigativo, viene letto come un primo riscontro coerente con il “capitolo armi” raccontato nei verbali. In questo quadro, il passaggio sull’officina tra Castano Primo e Buscate assume un peso particolare: indica la direzione dell’indagine dopo l’ingresso del nuovo pentito. Le prime verifiche descrivono un quadro inquietante sull’esistenza del deposito di armi della ’ndrangheta. Il pentito Bellusci – a conoscenza di moltissimi elementi – si prepara a smontare l’intera organizzazione criminale.





