Il sindaco Ballarini prepara la successione e detta le condizioni per il 2027. Carroccio e Fratelli d’Italia s’inchinano e accettano anche le briciole, pur di tornare in maggioranza. Lo “zio Pera” e la deriva culturale della politica
CORBETTA (MILANO) – «Non c’è problema, saranno i partiti a tornare da me». Il sindaco Marco Ballarini lo disse alcuni anni fa durante una visita alla redazione di Libera Stampa l’Altomilanese. Gli avevamo chiesto quale futuro politico immaginasse dopo la conclusione dei suoi dieci anni da sindaco, considerato il modo in cui aveva sfidato, sconfitto ma anche offeso, umiliato e ridicolizzato le forze di centrodestra. Quella risposta, allora, sembrò soprattutto un’esibizione muscolare. Oggi appare invece come una profezia. Perché, in vista delle elezioni comunali del 2027, Lega e Fratelli d’Italia sono pronte a tornare davvero dallo “zio Pera”, con tanto di inchini e salamelecchi, accettando peraltro condizioni che le relegherebbero a un ruolo marginale. Soltanto Forza Italia, almeno per ora, non intende inchinarsi.
Dal Comune a TikTok: la politica trasformata in spettacolo
Ballarini ha governato Corbetta per dieci anni dimostrando capacità amministrativa e costruendo un rapporto diretto con una parte consistente della cittadinanza. Nel frattempo, però, ha trasformato il proprio ruolo pubblico in qualcosa di molto diverso dalla tradizionale figura del sindaco.
Facebook, Instagram, TikTok, video, gag, linguaggio da adolescenti, “ciao bro”, “zio Pera”: l’amministratore si è progressivamente trasformato in influencer, sovrapponendo il personaggio social alla funzione istituzionale. Una comunicazione efficace, senza dubbio, capace di produrre follower, notorietà e consenso. Ma anche il simbolo di una politica sempre meno sobria, sempre più ridotta a spettacolo, esibizione e culto personale. Il problema, infatti, non è la singola fotografia con una bottiglia in mano o il video in cui si addenta un panino davanti alla telecamera. Il problema è il modello: il Comune diventa il palcoscenico del personaggio e il personaggio finisce per occupare tutto lo spazio politico. Una deriva culturale su cui bisognerebbe riflettere.
Nel 2021 sconfisse e umiliò tutti i partiti
Alle comunali del 2021 Ballarini si presentò con il proprio progetto civico, senza affidarsi ai simboli tradizionali. Da una parte c’erano il Pd e i suoi alleati; dall’altra il centrodestra formato da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Persero tutti. Ballarini vinse al primo turno, dimostrando di poter fare a meno degli apparati e mandando un messaggio inequivocabile: “Io sono più forte di voi”.
I partiti furono politicamente sconfitti, marginalizzati e trattati come strutture ormai inutili. Una forza politica dotata di memoria e dignità avrebbe utilizzato questi cinque anni per ricostruirsi, formare una classe dirigente, elaborare un progetto alternativo e riconquistare la fiducia degli elettori. A Corbetta, invece, sta accadendo l’opposto. Dopo essere stati messi alla porta, alcuni partiti sono pronti a tornarci con il cappello in mano.
La successione Giovannini e il potere che non vuole finire
Ballarini non può ricandidarsi alla guida del Comune dopo due mandati consecutivi. Ciò non significa, tuttavia, che abbia intenzione di uscire di scena. La candidata indicata per raccoglierne l’eredità è la vicesindaca Linda Giovannini, all’interno di un progetto che potrebbe persino conservare il nome del sindaco uscente: “Ballarini per Corbetta”. Il che dice tutto. Questa eventualità descriverebbe perfettamente il rapporto di forza: cambia il candidato sindaco, ma il marchio politico, la leadership e il centro del potere restano Ballarini. L’impressione è che il sindaco uscente voglia continuare a decidere la linea, gli equilibri e gli incarichi principali, eventualmente assumendo egli stesso un ruolo centrale nella futura amministrazione.
Secondo i rumors che circolano negli ambienti politici, Lega e Fratelli d’Italia avrebbero accettato di entrare nel progetto, lasciando a Ballarini la scelta del successore e degli assessorati più importanti. In cambio otterrebbero appena un assessorato da spartirsi. Non un’alleanza tra soggetti alla pari, dunque, ma una partecipazione subalterna alla corte dello “zio Pera”.
I vertici perplessi, i rappresentanti locali pronti alla resa
La scelta non convincerebbe del tutto i vertici territoriali e provinciali della Lega e di Fratelli d’Italia. Le perplessità sarebbero comprensibili: aderire alle condizioni del sindaco uscente significherebbe rinunciare a una propria candidatura, a un progetto autonomo e perfino a una rappresentanza amministrativa adeguata. Il problema sono i politici locali, troppo deboli o troppo poco disponibili a sopportare altri cinque anni di opposizione. Costruire un’alternativa richiede fatica, presenza, capacità di elaborazione e disponibilità ad affrontare un’altra possibile sconfitta. Inchinarsi al dominus del consenso social è molto più semplice.
Così i partiti che Ballarini aveva sfidato, offeso e umiliato sarebbero disposti a tornare da lui per raccogliere qualche briciola di potere. Il sovrano di TikTok sceglierebbe la candidata, detterebbe la linea, controllerebbe gli assessorati decisivi e concederebbe agli alleati ciò che ritiene sufficiente.
Forza Italia non ci sta e punta su Renzo Bassetto
In questo scenario desolante, soltanto Forza Italia sembra intenzionata a conservare autonomia e dignità politica. Gli azzurri non vogliono ridursi a comparsa nel progetto personale di Ballarini e lavorano invece alla costruzione di un centrodestra civico, moderato e indipendente. Il nome sul quale potrebbero puntare è quello di Renzo Bassetto, già candidato sindaco e disponibile a rappresentare un’alternativa seria al ballarinismo. Una candidatura attorno alla quale potrebbero raccogliersi altre forze civiche e persone che non intendono consegnare Corbetta per altri cinque anni a un sistema fondato sulla successione personale.
Non si tratta di attribuire patenti ideologiche di superiorità a Forza Italia. Il dato è più semplice: in questo scenario desolante è l’unico partito che, al momento, non accetta di stare in ginocchio. L’unico che vuole presentarsi agli elettori con un proprio volto, una propria proposta e la schiena dritta.
Il centrosinistra inesistente che ha lasciato campo libero
Le responsabilità non riguardano soltanto il centrodestra. Se Ballarini può arrivare alla fine del secondo mandato in una posizione tanto dominante, molto dipende anche dalla debolezza del Pd e del centrosinistra corbettese. In cinque anni l’opposizione non è riuscita a costruire una vera alternativa né a incalzare con continuità l’amministrazione sui dossier più delicati. Non sono mancati gli argomenti sui quali chiedere chiarimenti: dalle vicende giudiziarie che hanno interessato il sindaco alla questione del concorso per il comandante della polizia locale, fino all’incarico ricevuto in una struttura di Sesto San Giovanni e ai relativi obblighi di trasparenza.
Temi sui quali sarebbe stato possibile avanzare domande, pretendere risposte e alimentare un controllo politico serio. Il centrosinistra è invece rimasto quasi sempre invisibile, immobile e quasi intimorito, contribuendo a lasciare al sindaco il monopolio della scena e della narrazione.
Ballarini aveva ragione, ed è questa la notizia peggiore
La forza di Ballarini è evidente. Ha governato, ha comunicato, ha conquistato consenso e ha trasformato la propria popolarità in un capitale politico personale. Ma ciò che racconta meglio lo stato della politica corbettese non è soltanto la sua abilità. È la debolezza degli altri. Ballarini aveva detto che sarebbero stati i partiti a tornare da lui. Aveva ragione. Lega e Fratelli d’Italia hanno già acquistato le ginocchiere, dopo essere state sconfitte e umiliate, pur di ottenere un posto marginale nella futura maggioranza. Il Pd non ha saputo rappresentare un’alternativa. A Forza Italia il merito di provare a restare in piedi, per dire che la politica può ancora essere una cosa seria.






