La Procura di Milano si prepara a chiudere le indagini su Fabrizio Bongiovanni, un imprenditore di Castano Primo con un negozio nella vicina Turbigo: ricevette 10 milioni di euro dalla Regione per importare mascherine dalla Cina, in buona parte non consegnate. Il sindaco Pignatiello lo ringraziò pubblicamente “per una generosità sconfinata”

7 DICEMBRE 2020

di Ersilio Mattioni

CASTANO PRIMO-TURBIGO (MILANO) – La Procura della Repubblica di Milano si prepara a chiudere le indagini a carico di Fabrizio Bongiovanni – 45 anni, residente a Castano Primo, titolare della società ‘Eclettica Srl’ di Turbigo: un piccolo negozio del paese, ubito in via Milano – che la scorsa primavera fu arrestato per lo scandalo delle mascherine importate dalla Cina e in buona parte non consegnate.

La foto con il sindaco

E pensare che lo scorso aprile il sindaco di Castano Primo, Giuseppe Pignatiello, aveva pubblicamente elogiato Bongiovanni: “Dopo giorni di grande lavoro, per consentire al prezioso materiale di superare le dogane, finalmente siamo riusciti a far arrivare in città un carico di 20.000 mascherine. Ringrazio di cuore la ‘Eclettica Srl’ di Fabrizio Bongiovanni per questo meraviglioso dono, frutto di una generosità sconfinata”. Ne era seguito l’immancabile selfie strappa like pubblicato sui social network. 

10 milioni di euro

La vicenda è un po’ diversa. E ha dell’incredibile, perché la ‘Eclettica Srl’ di Bongiovanni non si era mai occupata di mascherine e aveva un esiguo capitale sociale di 1.000 euro. Ciò nonostante aveva ricevuto, quasi sulla fiducia, 10,5 milioni di euro da Regione Lombardia. In piena emergenza Covid, quando i dispositivi di protezione sembravano irreperibili, le procedure erano state semplificate al limite dell’accettabile.

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Ma non sempre semplificare produce l’obiettivo sperato. Tanto che Bongiovanni, secondo la ricostruzione della Guardia di finanza, aveva sdoganato 72.000 mascherine inducendo in errore gli uomini preposti al controllo delle merci all’aeroporto di Malpensa. Da lì mascherine e camici si erano messi in viaggio e una parte della merce (10.000 pezzi) era stata stoccata in un capannone di Turbigo.

Merce mai consegnata

Quel carico avrebbe dovuto essere solo il primo di una lunga serie. Ma proprio questo appare come il punto critico dell’intera vicenda, perché Bongiovanni non aveva poi consegnato la gran parte delle mascherine promesse.

3 milioni di euro sul conto

Quando fu arrestato, ottenne i domiciliari e sul suo conto corrente furono sequestrati 3,3 milioni di euro. E il resto dei soldi? Secondo l’avvocato di fiducia dell’imprenditore “il 20% della merce promessa è stata consegnata e un’altra parte è ferma in dogana”. Ma con i conti correnti bloccati, sostiene il legale, Bongiovanni sarebbe impossibilitato a ultimare le consegne.

Marchi contraffatti dalla Cina

Come ci finisce l’imprenditore turbighese dentro un’inchiesta che comincia a Como e termina a Milano, mischiandosi a tutti gli altri scandali sul business milionarie delle mascherine ai tempi del Covid? Bongiovanni era già sotto intercettazione da parte della Guardia di finanza di Como, che indagava su un grosso giro di capi contraffatti e griffati dalla Cina.

Inchiesta nell’inchiesta

Ascoltando le telefonate i ‘canarini’ si imbattono nella ‘Eclettica Srl’, apprendendo che un piccolo negozio di abbigliamento aveva ricevuto da Regine Lombardia una commessa di 10 milioni 480.000 euro. Un’inchiesta nell’inchiesta, insomma. E il resto è cronaca. Solo che oggi il Pm Paolo Filippini della Procura di Milano si appresta a chiudere le indagini e a chiedere il rinvio a giudizio per Bongiovanni.

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