Arconate – Figlia contro i genitori: “Mi picchiano perché sono lesbica”, ma al processo le accuse vacillano

E’ prevista per l’inizio del 2024 la sentenza sulle presunte violenze – fisiche e psicologiche – di una coppia di Arconate, che avrebbe per anni maltrattato la figlia perché lesbica. In aula però la sorella della vittima ridimensiona le accuse

di Redazione

ARCONATE (MILANO) – Si è celebrata martedì 17 ottobre, davanti ai giudici del Tribunale di Busto Arsizio, una nuova udienza del processo per maltrattamenti in famiglia che vede imputati i genitori di una ragazzina di Arconate, che accusa i genitori di averla pesantemente maltratta perché lesbica.

“Picchiata perché lesbica”

Tutto comincia nel luglio 2021, quando Silvia (nome di fantasia) aveva 15 anni. La ragazza accusò mamma e papà di averla picchiata e maltrattata, soltanto perché avevano scoperto che era lesbica. Terribile il racconto della minore, che confidò agli investigatori di aver subito pesanti violenze. E parlò, nei dettagli, di “calci, pugni e sberle” sferrati dai genitori.

L’acqua santa

Non solo. Secondo il racconto della 15enne, il padre le avrebbe lanciato addosso dell’acqua santa “per farla rinsavire”. Intervennero i servizi sociali e la 15enne fu trasferita in una comunità protetta e, nella primavera del 2022, i genitori furono rinviati a giudizio.

Il processo

Poi, nel corso del processo, una nuova verità si è fatta strada nelle aule di giustizia. E cioè che il racconto della ragazzina possa essere stato in qualche modo ingigantito ed esasperato nell’ambito di un contesto familiare comunque non semplice. Che il ritratto dei “genitori mostri” fosse magari esagerato, seppur figlio di un disagio mai risolto.

La testimonianza della sorella

Persino la sorella minore della 15enne lesbica, ascoltata dai magistrati, avrebbe ridimensionato in qualche modo il quadro accusatorio, ritrattando in parte le accuse mosse ai genitori. “È stato ridimensionato tutto – aveva spiegato qualche mese fa l’avvocato difensore dei genitori, Roberto Grittini – e gli episodi raccontati e ingigantiti dalla 15enne sono stati ricondotti a un normale uso dei mezzi di correzione, peraltro completamente slegati dall’omofobia”. La sentenza è prevista per l’inizio del 2024.