Inveruno, Mimmo Cutrì si confessa nel libro ‘I mali’: “Non volevo uccidere il polacco, volevo solo castrarlo”. La vita criminale e il (presunto) pentimento

Mimmo parla della sua vita criminale. E rinnega il passato, condannando l’educazione calabrese: “E’ un indottrinamento. Ma lo capisci solo quando sei adulto”

di Francesco Colombo

INVERUNO (MILANO) – Quando Mimmo Cutrì scrive il suo libro, si trova ancora nella comunità ‘Exodus’ di Lonato del Garda: è lì che sta scontando la sua pena, dopo che le sue condizioni di salute – a causa di un grave tracollo psicofisico dovuto a una forma acuta di depressione, causata dal rimorso per la morte del fratello Nino – sono state ritenute “incompatibili” con il regime carcerario.

I mali, il libro di Mimmo Cutrì

Da pochi giorni il 42enne inverunese (in foto con il fratello Nino) ha fatto rientro nel carcere di Opera, dove prosegue il suo percorso, che definisce di “pentimento” e “riabilitazione” di cui parla ne I mali, edito da Europa Edizioni. Un libro nel quale Cutrì – condannato in via definitiva a 26 anni per l’omicidio di un giovane polacco a Trecate, oltre al patteggiamento 2 anni per l’evasione dal tribunale di Gallarate – racconta la sua vicenda umana e giudiziaria, a partire proprio dall’assassinio del povero Lukacs Kobrzeniecki nel giugno 2006.

"I mali", il libro di Mimmo Cutrì, Europa Edizioni, 15.50 euro
“I mali”, il libro di Mimmo Cutrì, Europa Edizioni, 15.50 euro

L’omicidio

All’epoca Cutrì gestisce L’angelo e il diavolo, un bar del novarese con il socio Luca. Le cose funzionano fino a quando – a causa forse di un apprezzamento del giovane polacco rivolto a Rosita, la fidanzata di Mimmo – Cutrì decide di farsi giustizia da solo.

“Non volevo ucciderlo, solo castrarlo”

Insegue Lukacs in auto fino a Trecate. Quando lo raggiunge, gli spara addosso: esplode cinque colpi all’inguine per castrarlo. Lo scrive lo sesso Cutrì nel suo libro: “Non volevo ucciderlo ma evitare che usasse di nuovo il suo organo”. È in quel momento che la vita del 42enne inverunese cambia per sempre. È allora che Cutrì decide, quando capisce che le forze dell’ordine stanno chiudendo il cerchio, di darsi alla latitanza, scegliendo una vita da fuggitivo in compagnia del fratello Antonino, detto Nino. Una vita costosa, finanziata dalle attività legate ai giri dello spaccio di droga, fatta di travestimenti, sotterfugi e fughe in Spagna, che oggi l’ex latitante condanna e rinnega.

L’educazione calabrese

Così come Mimmo condanna e rinnega “l’educazione calabrese” che gli è stata impartita: “Una mentalità forte, ma che adesso reputo discutibile. Un indottrinamento i cui lati negativi si riescono a comprendere soltanto con l’età. Prima ero un criminale, oggi sono cambiato, un uomo diverso”.

La latitanza e la cattura

Parole nette, la cui affidabilità è tuttora al vaglio dei magistrati. Catturato il 9 luglio 2009, dopo 3 anni di latitanza, Cutrì viene rinchiuso a San Vittore: condannato all’ergastolo in primo e in secondo grado, da quel momento il suo unico pensiero sarà “quello di evadere”. Un piano poi tradotto in azione dal fratello Nino, che si concluderà nella drammatica fuga dal tribunale di Gallarate il 3 febbraio 2014.