Inveruno, vince 200.000 euro al casinò ma lo fermano in dogana e gliene prendono metà: la grande beffa

L’imprenditore aveva con sé la ricevuta ufficiale della vincita al casinò, ma non aveva compilato la dichiarazione doganale

di Attilio Mattioni

INVERUNO (MILANO) – Brutta avventura, e non si sa ancora se ci sarà il lieto fine, per un imprenditore inverunese ultrasessantenne. Fermato alla dogana di Como, stava rientrando in Italia con 200.000 franchi svizzeri, circa 216.000 euro, in contanti. Si trattava, secondo quanto spiegato dall’uomo, del frutto di una vincita al casinò. La vicenda risale allo scorso mese di maggio, ma è stata resa nota solo nei giorni scorsi.

Il controllo alla dogana

Da quanto è stato possibile ricostruire, l’inverunese avrebbe trascorso la serata in una sala da gioco. Al momento di rientrare in Italia, la polizia di frontiera lo ha fermato al valico di Como e ha trovato nella sua vettura i 200.000 franchi. L’uomo ha spiegato che si trattava dei proventi di una vincita al Casinò, ma gli agenti gli hanno ricordato che, quando si introduce in territorio italiano una somma superiore ai 10.000 franchi, è obbligatorio compilare una dichiarazione doganale.

Il denaro nel borsello

L’inverunese, da quanto è stato possibile apprendere, non aveva nascosto il denaro: i contanti erano contenuti in un borsello appoggiato sul sedile del passeggero. L’uomo ha spiegato di non essere a conoscenza della normativa, ma i doganieri sono stati inflessibili. Gli è stata così sequestrata metà dell’ingente somma e ora rischia l’applicazione di pesanti sanzioni pecuniarie.

La ricevuta del casinò

L’inverunese, dalle notizie disponibili, avrebbe dimostrare la provenienza del denaro contante, avendo chiesto e ottenuto dal casinò una ricevuta ufficiale della vincita, ma la procedura per rientrare in possesso del denaro si annuncia lunga e difficile. Il primo passaggio sarà quello di dichiarare al fisco i 200.000 franchi, compilando il modello della dichiarazione dei redditi, e poi sperare che i funzionari delle dogane riconoscano la sua buona fede.