Il centrosinistra conserva il Comune: Radice vince al fotofinish. Il centrodestra cresce, ma l’apparentamento con la Lista Toia non basta a ribaltare il risultato
LEGNANO (MILANO) – Lorenzo Radice resta sindaco di Legnano alla guida di una maggioranza di centrosinistra. Ma che spavento. Se alla vigilia del primo turno osservatori e analisti davano quasi per scontata la sua riconferma, con molti pronti a scommettere che il ballottaggio non sarebbe stato necessario, la realtà delle urne ha raccontato tutt’altra storia. Radice, dopo il voto del 24 e 25 maggio, ha chiuso sì davanti, con il 43,10%, ma il suo competitor di centrodestra, Mario Almici, lo ha tallonato con il 39,86%.
Un ballottaggio aperto fino all’ultimo

A complicare i piani del sindaco uscente è arrivato, pochi giorni dopo, l’annuncio dell’apparentamento tra il centrodestra e la Lista Toia, che al primo turno aveva ottenuto un lusinghiero 10,68%. In politica l’aritmetica non vale quasi mai, anche se i numeri restano numeri. E quelli usciti dalle urne dicevano che centrosinistra e centrodestra, a quel punto, erano sostanzialmente alla pari. Così è stato anche al ballottaggio. Lorenzo Radice ha prevalso con il 51,07% (11.997 voti), contro il 48,93% di Mario Almici (11.493 voti) Una differenza minima: circa 500 voti. Un margine strettissimo, che consegna al sindaco uscente la riconferma, ma anche un messaggio politico molto chiaro. Poco meno della metà dei legnanesi non lo hanno promosso.
Almici sconfitto solo nei numeri

Su Mario Almici occorre fare una riflessione. Il risultato dice che lo sconfitto è lui. In realtà, politicamente, la lettura è più complessa. Almici ha trascinato un sindaco uscente forte, conosciuto e popolare fino al ballottaggio e per poco non è riuscito a batterlo. Un risultato che, probabilmente, neppure i capi dei partiti del centrodestra avrebbero immaginato all’inizio della campagna elettorale. Il voto dimostra che molti legnanesi hanno visto in Almici una valida alternativa al governo del centrosinistra, criticato negli ultimi anni per una serie di scelte, soprattutto su urbanistica e lavori pubblici. Il centrodestra non ha vinto, ma ha dimostrato di essere competitivo. E Almici, più che uscire ridimensionato, esce rafforzato da una sfida che ha tenuto aperta fino all’ultimo.
Il caso Toia e un apparentamento mai spiegato

Piuttosto, il vero nodo politico riguarda Carolina Toia. E’ lei la vera sconfitta di queste elezioni. Prima, da iscritta alla Lega, ha rotto l’unità del centrodestra per presentarsi da sola, con una lista che porta il suo nome. Poi ha alzato i toni per tutta la campagna elettorale, sia contro il sindaco Radice sia contro i suoi ex compagni di coalizione. Infine, tra il primo turno e il ballottaggio, ha stretto un patto con Mario Almici. Un accordo politico annunciato, ma mai davvero spiegato agli elettori. Che cosa conteneva quell’apparentamento? Il posto di vicesindaco? Due assessorati? La presidenza di qualche società partecipata? Mistero. Il patto è stato comunicato con parole generiche, ma non è mai stato illustrato nel dettaglio ai legnanesi.
L’ammucchiata non basta, Radice rivendica la coerenza
Non è bastato. Neppure con l’ammucchiata il centrodestra è riuscito a superare il 50%. Radice, che invece ha rifiutato l’apparentamento con la lista di sinistra di Federico Amadei, può oggi rivendicare la coerenza di un sindaco che si è presentato agli elettori solo con il suo progetto, senza alchimie politiche né accordi dell’ultimo minuto su posti e poltrone. Ha rischiato tanto, Radice. Molto più di quanto immaginasse all’inizio della campagna elettorale. Però ha vinto, pur senza scommettere sul ‘campo largo’. Ora ha davanti altri cinque anni alla guida della città.
Una maggioranza solida, ma una città divisa

Il nuovo consiglio comunale assegna al centrosinistra 15 seggi su 24, contro gli 8 del centrodestra e l’unico seggio del Patto Civico di Federico Amadei. Numeri che garantiscono a Lorenzo Radice una maggioranza solida in aula, ma il dato politico del ballottaggio resta: poco meno della metà dei legnanesi non ha votato per lui. È un elemento di cui il sindaco dovrà tenere conto. Inevitabilmente.






