“Area 51, la grande inchiesta sulla droga” è una storia di mafia e narcotraffico, che comincia ad Arluno. L’assessora alla Cultura e alla Sicurezza: “Serate come queste costruiscono gli anticorpi”. L’autore: “Parlare di mafia per proteggere il territorio”
BUSTO GAROLFO (MILANO) – Il nostro direttore, Ersilio Mattioni, presenta il suo nuovo libro, il terzo della serie sulle mafie, che parla dell’inchiesta “Area 51, la grande inchiesta sulla droga”. Mattioni racconta che il nome dato all’inchiesta prende spunto dall’omonima base militare americana, che è stata tenuta nascosta fino alla fine della Guerra fredda, e tutt’ora non si sa cosa avvenga realmente all’interno. Tutto inizia infatti in una vecchia e fatiscente corte lombarda di Arluno, un piccolo comune in provincia di Milano, in cui gli uomini del clan Gallace decidono di stabilire la propria base per commerciare droga. La corte è una vera e propria base invisibile, in cui la criminalità organizzata opera, senza che nessuno se ne accorga.

L’inchiesta sulla mafia
Nel libro, Mattioni racconta la cronologia degli eventi che hanno portato all’arresto di Francesco “Ciccio” Riitano, chiamato “il Generale”. L’inchiesta “Area 51”, racconta il giornalista, è stata portata avanti “alla vecchia maniera”, con appostamenti, pedinamenti e soffiate, ed è durata quattro anni. Grazie al grande lavoro delle forze dell’ordine si riesce, attraverso telecamere e microspie, ad intercettare gli incontri tra i pezzi grossi del gruppo. I carabinieri, nel giro di due anni, arrestano la maggior parte dei coinvolti. Si tratta di un giro che detiene il monopolio della cocaina in Europa: infatti, circa l’85% della cocaina smerciata in Europa, passa tra le mani della ‘ndrangheta.
Basta repressione: bisogna agire a monte
Il nostro direttore commenta: “Tutte le azioni che vengono fatte per contrastare le mafie sono atti di repressione, bisogna agire alla radice del problema”. Mattioni definisce l’attacco sferrato dalle mafie in Lombardia come “micidiale”, ed enfatizza la necessità di agire a monte, di parlare e di condividere tutte quelle situazioni che sembrano strane e sospette. “Solo così – dice Mattioni – possiamo proteggere il nostro territorio”.

Le conclusioni dell’autore
Ersilio Mattioni termina il suo intervento con una frase di Alexis de Tocqueville: “La democrazia è il potere di un popolo informato“, straordinariamente attuale, soprattutto in un periodo storico dove i giornalisti, soprattutto quelli di inchiesta, stanno subendo una forte censura, con leggi che limitano la libertà di espressione e la libertà di parlare di argomenti scomodi, tra cui le mafie. L’assessora alla sicurezza Susanna Biondi concorda con l’autore, e aggiunge: “Per costruire gli anticorpi contro le mafie, si inizia da serate come questa”. Mattioni conclude: “Dobbiamo ricordarci che le libertà conquistate non sono eterne”, per questo bisogna avere un atteggiamento più collaborativo con gli operatori dell’informazione. Attraverso la tutela della libertà di stampa si tutela anche la libertà collettiva”.






