Magenta, mafia: i misteri sull’arresto di Errante Parrino in ospedale. Chi sono i complici del “boss”?

Sala piena all’incontro sulla sicurezza all’Ideal per la presentazione del libro “La corruzione elettorale politico-mafiosa in Lombardia”, opera del nostro direttore Ersilio Mattioni. L’ex sindaco Marco Invernizzi: “Creai una rete antimafia tra i sindaci del territorio, chi venne dopo la smantellò”

di Redazione

MAGENTA (MILANO) – Misteri e domande senza risposta sull’arresto del presunto boss mafioso Paolo Aurelio Errante Parrino, avvenuto lunedì 27 gennaio all’ospedale Fornaroli di Magenta. “Zio Paolo”, com’è chiamato il ‘boss’ abbiatense dai suoi accoliti, era latitante. Ancora non si è capito chi l’abbia aiutato a nascondersi per due giorni né come sia finito al Fornaroli.

Tanti dubbi sulla vicenda

Aveva già una stanza prenotata, prima dell’ordine d’arresto? Oppure è giunto in ospedale senza prenotazione e qualcuno ha fatto in modo che venisse ricoverato? E ancora, si trattava di una visita prescritta da un medico di famiglia per gravi motivi di salute o di un espediente per evitare il carcere? Difficile rispondere.

Parrino, trasferimento a Opera

Ma di sicuro Errante Parrino non è stato giudicato malato e le sue condizioni non sono state valutate come incompatibili con il regime carcerario. Tanto che hanno traferito il presunto boss nella prigione di massima sicurezza a Opera.

In corso la ricostruzione dei fatti

La Direzione distrettuale antimafia, però, vuole vederci chiaro. In altre parole, i magistrati vogliono ricostruire la latitanza di “zio Paolo” per capire se l’indagato eccellente dell’inchiesta Hydra ha potuto contare su una rete di silenzi e complicità, da cercare tra professionisti insospettabili.

Serata sulla sicurezza all’Ideal

E a proposito di Hydra, grande è stata la partecipazione alla serata promossa da ‘Milano perCorsi’ e Pd Magenta venerdì 31 gennaio all’Ideal, durante la quale è stato presentato il libro del nostro direttore Ersilio Mattioni sulla corruzione politico-mafiosa in Lombardia. La serata fa parte di un ciclo sulla sicurezza che, benché spesso si pensi il contrario, non è una mera questione di ordine pubblico, bensì di cultura e legalità.

L’intervento di Invernizzi

L’ex sindaco Marco Invernizzi, per esempio, ha spiegato di aver istituito una rete antimafia tra i sindaci del territorio, quando rivestì la carica di primo cittadino tra il 2012 e 2017. Desolante l’epilogo: “Chi venne dopo di me la smantellò. Oggi, di tutto quel lavoro, non è rimasto più niente”.