La difesa: “Trifone manipolato e succube dei desideri di Adilma”, intanto il Pm chiede il giudizio immediato, e adesso può cambiare il processo
MAGENTA-PARABIAGO (MILANO) – Per comprendere la posizione di Marcello Trifone – 51 anni, in carcere con l’accusa di concorso in omicidio, per il quale la Procura chiede il processo immediato bisogna sforzarsi di guardare un fatto efferato da una prospettiva diversa.
La mandante dell’omicidio
Chi fu a volere la morte di Fabio Ravasio? Secondo la Procura di Busto Arsizio fu la sua compagna, Adilma Pereira Carneiro, la 49enne brasiliana che, per mettere le mani sull’eredità milionaria del compagno, organizzò il suo omicidio. Per mettere a segno il suo piano criminale, Adilma si sarebbe avvalsa della collaborazione di un variegato gruppo di amici e parenti, tra cui Trifone.
Tesi da dimostrare: gli interrogativi su Trifone
La tesi della Procura è ancora tutta da dimostrare in aula. Ma se fosse vera, allora bisognerebbe chiedersi perché Trifone avrebbe accettato, la sera dello scorso 9 agosto, di sedersi di fianco a Igor Benedito (21 anni, figlio di Adilma) sull’auto che investì e uccise Ravasio (52 anni), mentre pedalava in sella alla sua bici tra Parabiago e Casorezzo. Perché? Cosa ne avrebbe guadagnato?
La perizia pscichiatrica
Qui entra in gioco la perizia psichiatrica, richiesta dalla difesa Trifone per escludere il magentino dal processo, in quanto “succube dei desideri di Adilma (sua ex moglie e madre biologica dei suoi due figli) e completamente manipolato dalla consorte”.
Una decisione non facile
Decisione non facile, quella che dovrà prendere il perito del Tribunale. Se da un lato è accertata la presenza di Trifone sul luogo del delitto, dall’altro si fatica a credere che il magentino stesse agendo in piena consapevolezza. Proprio lui, che sposò Adilma e che finì a vivere da indigente dopo che i soldi ereditati (Trifone viene da una famiglia molto benestante, già proprietaria della Stf) sparirono.
Il patrimonio di Trifone: un punto decisivo
E i soldi di Trifone quanti erano? Che fine hanno fatto? E’ un punto importante, anzi decisivo. Secondo l’avvocato di Trifone, Adilma mise le mani sull’intero patrimonio del marito e, nel volgere di qualche anno, i conti correnti si svuotarono e le case (tra cui la prestigiosa dimora di Courmayeur) furono vendute. Come sarebbe stato possibile? Per i soldi, secondo la difesa, Adilma avrebbe agito in autonomia, avendo aggiunto la sua firma sui conti bancari; per gli immobili invece avrebbe convinto Trifone a liberarsene. Al punto che Marcello, rimasto senza casa, fu costretto per un periodo a vivere in una tenda nel giardino della villa di Adilma e Ravasio a Parabiago. Alla luce di tutto questo, la domanda a cui rispondere è semplice: Marcello Trifone è un carnefice oppure una vittima del ‘sistema’ Adilma? E se è così, è giusto accusarlo di omicidio?





