Un tesoro da 19 milioni di euro. Lo cerca la Guardia di finanza a Marcallo con Casone, nel Milanese. Blitz all’alba e perquisizioni a casa di un 40enne. E’ indagato con l’accusa di aver creato 12 società fittizie per agevolare la maxi evasione di imprenditori facoltosi. L’avvocato Parisi: “E’ estraneo ai fatti. Ci difenderemo”

di Ersilio Mattioni

MARCALLO CON CASONE (MILANO) – Blitz della Guardia di finanza in via dei Celti a Marcallo con Casone, nel Milanese. All’alba del 27 aprile – erano circa le 7,30 – i cittadini sono stati svegliati dal trambusto delle Fiamme Gialle. I finanzieri si sono presentati a casa di A.B., un uomo di circa 40 anni, residente in paese e di origini calabresi. Hanno sequestrato i suoi dispositivi elettronici (pc e smartphone), consegnandogli nel contempo un avviso di garanzia da parte della Procura di Parma.

La maxi evasione

I magistrati accusano A.B. di aver creato una dozzina di società fittizie. Lo scopo sarebbe quello di consentire ad altri soggetti (i cui nominativi sono ancora coperti dal segreto istruttorio) una maxi evasione fiscale pari a 19 milioni di euro. Secondo l’accusa, sarebbe stato proprio il marcallese a intestarsi tutte le società e a emettere poi false fatture e altri documenti inesistenti (in prevalenza per consulenze).

I soldi all’estero

La vicenda è articolata e trae origine da una serie di controlli sul credito d’imposta. Le 12 società create da A.B. (il quale risulta essere il socio unico delle stesse, nonché il legale rappresentante) avrebbero provveduto anche a trasferire soldi su diversi conti correnti, in Italia e all’estero. Il totale è impressionante: come detto, 19 milioni di euro. A insospettire gli inquirenti è stato il fatto che tali società sarebbero prive di utenze telefoniche, energetiche e non avrebbero personale dipendente, oltre ad avere tutte un’unica sede e non presentare versamenti periodici dell’Iva.

Il reato ipotizzato

L’accusa formulata, nello specifico, chiama in causa l’articolo 8 del decreto legislativo 74 del 2000, denominato appunto “Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti”. Pesanti le pene in caso di condanna: “È punito con la reclusione da 4 a 8 anni chiunque, al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, emette o rilascia fatture o altri documenti per operazioni inesistenti”.

La difesa

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Ma A.B. – difeso dall’avvocato Annalisa Parisi di Magenta (in foto nel riquadro)si dichiara estraneo ai fatti che gli vengono contestati. Secondo l’avvocato Parisi, le società di cui risulta essere intestatario A.B. sarebbero invece state create “con la prospettiva di svolgere l’attività indicata nell’oggetto sociale. Il mio cliente – chiosa Parisi – si riserva in ogni caso di difendersi in modo adeguato dopo la lettura dell’intero fascicolo, cosa che finora non è stato possibile fare”.

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