Dalla Spagna ai nostri paesi: ecco come funziona la multinazionale della droga

La maxi operazione della Gdf ha messi i sigilli a un bar di Magenta (di proprietà di un 37enne di Cuggiono). Ma ha soprattutto svelato come funzione la multinazionale della droga. Banche svizzere e mediatori cinesi. Tonnellate di stupefacenti dalla Spagna ai nostri paesi: Arluno, Bareggio, Busto, Casorezzo, Corbetta, Marcallo, Parabiago e Turbigo

di Ersilio Mattioni

ALTOMILANESE – Un’organizzazione criminale che muoveva milioni di euro. Una multinazionale della droga che reperiva tonnellate di hashish e marijuana in Spagna e le portava in Italia. In particolare al Nord e nell’Altomilanese (15 le persone coinvolte, residenti in 11 comuni). Il Gico della Guardia di finanza di Milano, su delega della Direzione distrettuale antimafia, ha eseguito all’alba di martedì 17 ottobre una maxi operazione di contrasto al traffico internazionale di stupefacenti, al riciclaggio di denaro sporco e alla frode fiscale. In totale sono state arrestate 58 persone (una di loro ha precedenti per mafia). Sono stati sequestrati immobili, terreni, aziende e denaro per circa 129 milioni di euro. Sofisticato e complesso, il sistema per ripulire il danaro passava attraverso imprenditori compiacenti (in Lombardia, Piemonte e Toscana), mediatori cinesi e banche svizzere. Ma il lavoro sporco si faceva nel nostro territorio.

Arresti e sequestri tra Magenta e Marcallo

Tante persone coinvolte nell’operazione ‘Madera II’ vivono nei nostri comuni. A Magenta è stato posto sotto sequestro il ‘Bar Giulia’ di piazza Liberazione, la cui proprietà è riferibile a un uomo di Cuggiono. I gestori magentini si dichiarano estranei ai fatti. A Marcallo sono finiti agli arresti domiciliari padre e figlio, accusati di traffico di droga.

15 coinvolti nei nostri paesi

A finire sotto inchiesta con accuse a vario titolo di traffico di droga, riciclaggio e frode sono 15 cittadini dell’Altomilanese. 2 di Arluno (di 30 e 33 anni); un 31enne di Bareggio che vive a Corbetta, un 57enne e un 27enne di Busto Garolfo. Inoltre, un uomo di 52 anni residente a Casorezzo; un 30enne e un 37enne di Cuggiono; un 29enne e un 52enne di Marcallo. E poi, 3 cittadini di Parabiago (rispettivamente di 45, 46 e 57 anni, quest’ultimo vive nella frazione di Villastanza), un 43enne di Settimo Milanese e un 35enne di Turbigo.

Multinazionale della droga

Le sostanze stupefacenti venivano trasportate utilizzando furgoni e camion, avendo cura di occultare la droga all’interno dei veicoli. Che, in base alla bolla di consegna, trasportavano tutt’altro, di noma plastica e ferro. La multinazionale della droga era in grado, grazie a una fittissima rete di spacciatori, di movimentare oltre 20 tonnellate di stupefacenti in un anno. Una quantità smisurata, che produceva un fiume di denaro sporco.

Telefoni criptati

Gli indagati e gli arrestati, per comunicare tra di loro, usavano nomi in codice. Tra i più fantasiosi: Maresciallo, Riccio, Speedy, Fascio, Gigante, Cr7, Ciccio, Nano, Biondo, Plastica) e telefonini criptati, in modo da non essere intercettati. Per non correre alcun rischio, l’organizzazione disponeva inoltre di strumentazioni ad alta tecnologia per il rilevamento di eventuali microspie sui mezzi di trasporto. Il Gico della Guardia di finanza ha però trovato le chiavi d’accesso al sistema criptato. Per il gruppo criminale è stato l’inizio della fine: da quel momento ogni telefonata e ogni spostamento è stato monitorato degli investigatori. Nel giro di 3 anni hanno documentato 60 tonnellate di droga e raccolto tutti gli elementi necessari per smantellare l’intera organizzazione.