Un nuovo patto tra mafie emerge dall’inchiesta: ’ndrangheta e camorra ora collaborano. Come già nell’operazione Hydra del 2023, la Lombardia diventa terreno di alleanze
MILANO – È l’ennesima inchiesta sulla ’ndrangheta che investe la provincia di Milano: un’operazione che svela una filiera della cocaina dal Sud America alle piazze lombarde, con carichi per oltre 18 milioni di euro e, soprattutto, un’alleanza sempre più stretta tra cosche e altri gruppi criminali. Sono 15 le misure cautelari eseguite (12 in carcere, 3 ai domiciliari), in un’indagine della Guardia di finanza di Milano con il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata (Scico), coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia milanese.
L’inchiesta
Secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero dato vita a una presunta associazione criminale armata capace di importare e distribuire droga su larga scala, comunicando con sistemi di messaggistica criptata. Gli arresti sono stati eseguiti tra Milano, Pavia e Reggio Calabria, con perquisizioni supportate da unità cashdog e antidroga. Il quadro investigativo fa emergere ruoli complementari: chi finanzia, chi organizza i carichi, chi custodisce la merce (fino a un caveau), chi smista verso le piazze di spaccio.
L’alleanza ‘ndrangheta-camorra
Non è solo un’operazione di narcotraffico: è il segno di un’evoluzione. Fino a ieri le mafie si facevano la guerra; oggi collaborano quando conviene al business. Un precedente emblematico è l’indagine Hydra (novembre 2023), definita dai magistrati come un vero e proprio “consorzio delle mafie” in Lombardia: ’ndrangheta, camorra e cosa nostra sedute allo stesso tavolo per spartirsi affari e territori. La rottura dei vecchi steccati torna qui con forza: meno conflitto, più cooperazione.
I collegamenti mafiosi
La rete smantellata avrebbe intrattenuto rapporti con esponenti delle ’ndrine Papalia-Carciuto, Marando-Trimboli e Barbaro “’U Castanu”, oltre che con un gruppo di matrice camorristica ritenuto satellite del clan Di Lauro e con referenti albanesi. Un mosaico di interessi convergenti che conferma la capacità delle cosche di tessere alleanze trasversali quando si tratta di cocaina e denaro.
I numeri del traffico
In poco più di dodici mesi sarebbero stati movimentati carichi per un controvalore superiore a 18 milioni di euro. Il canale di approvvigionamento porta al Sud America, l’ultimo miglio alle principali piazze di spaccio della Lombardia e in particolare in provincia di Milano.
Metodo e logistica
La rete, stando agli atti, funzionava con compiti separati e comunicazioni limitate tra i vari livelli: c’era chi metteva i soldi per i carichi, chi seguiva gli arrivi, chi nascondeva la droga in caveau o depositi sicuri e chi riforniva gli spacciatori. Ogni persona conosceva solo la propria porzione di catena, così se uno cadeva non poteva far saltare il resto. Telefoni blindati, chat criptate e contatti ristretti servivano a schermare i collegamenti tra i ruoli e a ridurre l’esposizione alle indagini.
Il punto
L’operazione certifica due verità: la pervasività della ’ndrangheta nell’area metropolitana milanese e la progressiva normalizzazione di intese operative con altre mafie. Prima facevano la guerra; oggi, quando si tratta di cocaina e soldi, fanno la pace. E Milano, ancora una volta, è il crocevia.






