La sentenza sull’omicidio di Fabio Ravasio apre il tema delle diverse pene inflitte agli imputati: carcere a vita per Adilma, Trifone e Lavezzo, 23 anni a Igor Benedito che guidava l’auto killer
BUSTO ARSIZIO (VARESE) – È quasi mezzanotte quando il presidente della Corte d’assise di Busto Arsizio Giuseppe Fazio legge la sentenza del processo per l’omicidio di Fabio Ravasio, investito e ucciso il 9 agosto del 2024 a Parabiago in quello che inizialmente era sembrato un incidente provocato da un pirata della strada.
Ergastolo per Adilma Carneiro Pereira, la brasiliana che all’epoca dei fatti era la compagna della vittima. Carcere a vita anche per l’ex marito della donna, Marcello Trifone, e per il fidanzato della figlia di Adilma, Fabio Lavezzo.
Le condanne
Condanne pesanti pure per gli altri imputati. 24 anni per Massimo Ferretti, il barista di Parabiago ex amante della brasiliana, 23 anni a Igor Benedito, figlio di Adilma, 22 anni a Mohamed Dahibi, cittadino marocchino noto con il soprannome di ‘Blanco’, 14 anni e 4 mesi per Mirko Piazza e 14 anni per il meccanico Fabio Oliva. A tutti è stata riconosciuta l’aggravante della premeditazione.
La sentenza, che è arrivata dopo 12 ore di camera di consiglio, di fatto accoglie la ricostruzione dei fatti del pubblico ministero Ciro Caramore, che nella sua replica in chiusura di udienza aveva ribadito che l’omicidio di Fabio Ravasio era stato accuratamente pianificato da tutti gli imputati.
Il movente secondo l’accusa
Per l’accusa, Adilma, definita “un abisso di immoralità”, è la figura centrale del gruppo, capace di influenzare i complici facendo leva su legami personali, bisogni e paure, ma tutti gli imputati hanno avuto un ruolo nell’esecuzione del piano omicida. Sempre secondo il pubblico ministero, il movente è economico: Adilma e i suoi complici volevano impossessarsi e spartirsi i soldi di Ravasio.
La Corte d’assise, composta oltre che dal presidente Fazio anche dal giudice a latere Marco Montanari e da sei giudici popolari, ha stabilito che tutti gli imputati sono responsabili del reato di omicidio volontario aggravato, perché ciascuno di loro ha svolto un compito preciso prima, durante o dopo il 9 agosto 2024, data dell’investimento di Fabio Ravasio.
I ruoli degli imputati
Igor Benedito guidava l’auto che investì Ravasio, a bordo della quale c’era anche Marcello Trifone. Fabio Oliva riparò la vettura utilizzata per l’omicidio. Massimo Ferretti pianificò con Adilma l’omicidio. Mirko Piazza fece da ‘palo’, mentre Fabio Lavezzo avvisò Benedito dell’arrivo della vittima in bicicletta affinché questo potesse investirlo. Mohamed Dahibi finse un malore in strada per fermare il traffico.
L’auto killer e il caso Igor Benedito
Occorrerà aspettare le motivazioni della sentenza per comprendere le diverse pene inflitte agli imputati: si potrà capire perché a Benedito che, essendo alla guida dell’auto che investì Ravasio è stato l’autore materiale dell’omicidio, sono stati comminati 23 anni di carcere, mentre Marcello Trifone che gli sedeva accanto, e quindi non guidava, è stato condannato all’ergastolo.
Le parole della madre
“Sono ancora frastornata, non voglio dire nulla”: queste le poche parole di Annamaria Trentarossi, la madre di Fabio Ravasio, subito dopo la lettura della sentenza. “Le condanne non leniscono il mio dolore, quello resterà per sempre – ha detto la donna prima di allontanarsi dall’aula – Però la sentenza è giusta perché ha accertato tutte le responsabilità della morte di mio figlio”.
Hanno espresso soddisfazione per il verdetto gli avvocati Francesco Arnone e Vincenzo Montalbano, che rappresentano i parenti della vittima, oltre alla madre anche il padre Mario e il cugino Giuseppe Ravasio: “È una sentenza giusta – hanno dichiarato i legali di parte civile – Siamo soddisfatti che a tutti gli imputati sia stata riconosciuta l’aggravante della premeditazione”.
Le difese
Ovviamente di umore opposto gli avvocati degli imputati, che dopo aver letto le motivazioni della sentenza decideranno se presentare ricorso in appello. Nel corso della sua arringa, l’avvocato Mattia Fontanesi aveva chiesto l’assoluzione per Adilma, che non era presente in aula alla lettura del verdetto. Anche gli avvocati di Dahibi e Lavezzo avevano chiesto l’assoluzione per i loro assistiti. I legali degli altri imputati si erano invece rimessi alla Corte d’assise per la determinazione della pena.
Prima che i giudici entrassero in camera di consiglio, Adilma aveva reso dichiarazioni spontanee, lanciando una sorta di ‘J’accuse’ a quasi tutti gli altri imputati, ai quali ha rimproverato di aver mentito attribuendo a lei un ruolo mai avuto. La brasiliana ha anche accusato gli inquirenti di aver “nascosto delle verità” che l’avrebbero scagionata. Il presidente Fazio ha ordinato il rinvio degli atti in Procura per verificare la sussistenza del reato di calunnia a carico di Adilma.





