Stf Magenta fallisce nel 2018 con un passivo di 60 milioni di euro e lascia senza lavoro 100 persone. Ma secondo la Procura di Milano i manager avrebbero distratto soldi dalle casse dell’azienda già dal 2014. Sequestrato un palazzo del ‘700 in provincia di Siracusa: tre indagati

di Ersilio Mattioni

MAGENTA (MILANO) – Stf Magenta era un colosso: la sede legale nella Città della Battaglia, le commesse milionarie nel mondo arabo e una società in Danimarca, considerata un ‘gioiello’ per tecnologia e solidità finanziaria. Dell’impero fondato da Franco Trifone – passato ai figli e ai nipoti dopo la sua morte – non è rimasto nulla.

Soldi distratti

Ma secondo la Procura di Milano la crisi economica c’entra fino a un certo punto, perché Stf Magenta sarebbe stata anche malamministrata e poi, negli anni precedenti al fallimento, manager e titolari avrebbero distratto soldi dalle casse dell’azienda svariate volte, fino alla bancarotta.

Il palazzo in Sicilia

Settimana scorsa in Sicilia – per la precisione in provincia di Siracusa, a Noto, splendida città conosciuta come la ‘Capitale del Barocco’ – un’ampia porzione di un immobile del ‘700, Palazzo Zappata San Florio, è stata sequestrata dalle autorità locali per ordine del Tribunale di Milano, a seguito delle accurate indagini della Guardia di finanza di Magenta.

Palazzo Zappata San Florio a Noto (Siracusa): una porzione dell’immobile del ‘700 è stata sequestrata dalla Guardia di finanza

Investimento sospetto

Secondo l’ipotesi accusatoria, sostenuta dal Pubblico ministero Luigi Luzzi, ci sarebbero molte ombre dietro al fallimento Stf, dichiarato nel 2018 con un passivo di oltre 60 milioni di euro. I magistrati sospettano che, mentre 100 operai e impiagati perdevano il loro posto di lavoro, i capi di Stf Magenta avrebbero fatto sparire una consistente somma di denaro, allo scopo di renderla invisibile al curatore fallimentare e dunque appropriarsene illecitamente.

Indagini in corso

Sostieni la Libera Informazione


Sul nostro giornale on line trovi l’informazione libera e coraggiosa, perché noi non abbiamo padroni e non riceviamo finanziamenti pubblici. Da sempre, viviamo soltanto grazie ai nostri lettori e ai nostri inserzionisti. Noi vi offriamo un’informazione libera e gratuita. Voi, se potete, dateci un piccolo aiuto.

Le indagini sono ancora in corso e la tesi dei magistrati dovrà essere provata in un’aula di giustizia, dove la famiglia Trifone potrà difendersi e far valere le proprie ragioni. Analizzando l’ampia documentazione bancaria e societaria, tuttavia, le Fiamme Gialle di Magenta avrebbero già scoperto molteplici condotte di distrazione di fondi, perpetrate negli anni.

Tre indagati

E proprio indagando tra le modalità utilizzate per svuotare le casse di Stf è emerso l’acquisto (effettuato nel 2014 per 600.000 euro) di un immobile storico nel centro di Noto, lungo il prestigioso corso Vittorio Emanuele. Risultato: 3 indagati, 2 dei quali sono azionisti della società che ha acquistato l’immobile siciliano.

Le origini

Cosa lega Stf Magenta alla Sicilia? L’origine della famiglia Trifone, intanto. Franco, il fondatore dell’azienda, giunse a Magenta negli Anni ‘70 dalla provincia di Catania. Non aveva molto, ma aveva alcune idea geniali in testa. Per concretizzarle però ci volevano tanti soldi, che a un certo punto affluirono. Una storia italiana, sulla quale si è a lungo fantasticato tra cronaca e leggenda.

I COMMENTI