Una delle gemelle 18enni di Turbigo, che ha denunciato abusi sessuali da parte del nonno, è stata riconosciuta invalida civile al 100%. L’avvocato dell’indagato: “Il mio cliente è innocente, dichiarazioni contradditorie”
TURBIGO – Una diagnosi che pesa come un macigno: è stata dichiarata invalida civile al 100% una delle gemelle 18enni di Turbigo che ha accusato il nonno materno di averla violentata per 6 anni, dal 2015 al 2021, quando era ancora minorenne. La commissione medica dell’Asl ha certificato una “anoressia nervosa correlata a eventi traumatici e stressanti, con ideazione autolesiva in disturbo di personalità borderline”. Ma la giustizia, quella dei tribunali, deve ancora arrivare. E la famiglia, distrutta, chiede risposte.
Una denuncia partita in famiglia
La vicenda era stata sollevata in esclusiva dal nostro settimanale a gennaio 2025. A raccontarla fu, per prima, la madre delle ragazze, R.T., una donna di 51 anni di Turbigo, che denunciò il padre – oggi 82enne – per presunti abusi sessuali iniziati nel 2015, quando le sue due figlie avevano appena 7 anni. Le violenze, secondo l’accusa della donna, sarebbero avvenute nella casa di famiglia e in quella del nonno, approfittando dei momenti in cui i genitori non erano presenti. La denuncia ai carabinieri scattò nell’aprile del 2022, quando una delle due gemelle trovò il coraggio di rompere il silenzio durante il pranzo di Pasqua e confessare tutto.
Un calvario tra psichiatria e invalidità
Da allora è iniziato un calvario fatto di terapie, ricoveri, incubi e dolore. La figlia più fragile è stata ricoverata diverse volte in strutture psichiatriche, ha tentato il suicidio e ha sviluppato una forma grave di dissociazione. È proprio lei oggi ad avere ottenuto il riconoscimento dell’invalidità totale. La sorella è oggi in cura per le conseguenze del trauma che ha raccontato di aver subito.
Altre vittime, stesso racconto
Il racconto dei presunti abusi, su cui indaga la Procura di Milano, è raccapricciante: palpeggiamenti, costrizioni a pratiche sessuali, foto scattate mentre le bambine erano nude. In un’occasione, il nonno avrebbe anche abusato di loro sugli spalti di una piscina affollata. Dopo la denuncia delle due sorelle, altre tre giovani – oggi maggiorenni – hanno raccontato episodi simili di violenza, che dicono di aver subito sempre dallo stesso uomo quando erano bambine. Tra loro c’è anche Elena Canino, 23enne di Robecco sul Naviglio che ha denunciato presunti abusi risalenti all’estate del 2009 e che oggi è ricoverata in una struttura proprio per le conseguenze psicologiche del trauma.
Indagini ferme, famiglia senza risposte
L’inchiesta, avviata ormai 3 anni fa dalla Procura di Busto Arsizio, è stata poi trasferita a Milano per competenza territoriale. Da allora, il fascicolo – in mano alla Pm Elisa Calanducci – sembra essere rimasto impantanato nei passaggi procedurali. Nessuna misura cautelare è stata adottata nei confronti dell’indagato, che nega ogni accusa e che, lo ricordiamo, va considerato innocente fino a sentenza definitiva. Ma intanto, la famiglia delle gemelle aspetta. E soffre. “È inaccettabile e scandaloso – accusa il padre – che dopo tre anni non si sia ancora mosso nulla. Nessun arresto, nessun processo. Solo silenzio. Tutto quello che so è che c’è un mostro che è libero di andare in giro, mentre mia figlia è invalida. La nostra famiglia è stata distrutta e abbandonata. È questa la giustizia italiana?”
L’appello alla magistratura
Dal canto suo, l’avvocato difensore dell’uomo, che al momento risulta indagato a piede libero, ha sempre parlato di “dichiarazioni contraddittorie” da parte delle ragazze coinvolte, invitando al rispetto del principio di innocenza: “Chiedo che si eviti la gogna mediatica per una persona per cui sono ancora in corso le indagini preliminari e la Pm non ha ancora deciso se esercitare l’azione penale”.






