Una coppia di genitori racconta di non poter iscrivere il figlio al pre scuola comunale, perché i posti sono già esauriti. Tra costi di baby sitter e lavoro, chiedono soluzioni: “Trattati male da tutti, solo l’assessora Ceriani ci ha ascoltato”
VITTUONE (MILANO) – Una coppia di genitori di Vittuone ha deciso di rendere pubblico il proprio disagio. Il motivo: l’impossibilità di iscrivere il figlio al servizio comunale di pre scuola, ritenuto essenziale per conciliare gli orari di lavoro con l’ingresso a scuola. Secondo quanto riferito dal padre, la richiesta è stata respinta perché il servizio avrebbe già raggiunto il numero massimo di iscritti previsto dal regolamento.
Il problema per chi lavora
“Ci hanno comunicato che è stato raggiunto il limite di 20 alunni e che non possono accettarne altri”, racconta il genitore. Per la famiglia è un ostacolo pesante. “Per noi è un problema enorme, perché questo servizio ci consentiva di risparmiare e di andare al lavoro senza preoccupazioni”. Da qui la necessità di trovare alternative, spesso onerose, per coprire le prime ore del mattino.
Baby sitter e spese in aumento
Per far fronte alla situazione, il padre spiega di alternarsi con una baby sitter nelle ore precedenti alle lezioni, ma i costi — sommati alle altre spese familiari, tra cui il mutuo sulla casa — stanno diventando difficili da sostenere. “Le spese sono davvero troppo alte e con il costo della vita che aumenta è difficile andare avanti così”, aggiunge, descrivendo una condizione che rischia di pesare in modo significativo sul bilancio domestico.
“Trattato con sufficienza”
Nel tentativo di ottenere una soluzione, il genitore si è rivolto anche al Comune, ma sostiene di non aver ricevuto risposte in grado di ridurre il disagio. Il cittadino ha riferito: “Dagli uffici comunali, dagli assistenti sociali e dagli amministratori sono stato trattato con sufficienza e in modo sgarbato. Un’unica eccezione: l’assessora Francesca Ceriani, che mi ha ascoltato e mi ha parlato in modo pacato. Ma anche lei mi ha detto che non è possibile fare niente”. Al padre sarebbe stato inoltre ribadito che il pre scuola non è un servizio obbligatorio, un punto che la famiglia contesta sul piano pratico: per chi lavora, sostengono, è un aiuto determinante.
Pre scuola e altri servizi
La vicenda riporta al centro un tema più ampio: la difficoltà di accesso ai servizi educativi comunali quando la domanda supera rapidamente l’offerta. Il numero chiuso e l’assenza di alternative economicamente sostenibili, secondo i genitori, rischiano di lasciare senza supporto diverse famiglie lavoratrici, costrette a ricorrere a soluzioni private. Un quadro che solleva interrogativi sulla necessità di potenziare il servizio o individuare nuove modalità organizzative, perché il pre scuola continui a rappresentare un sostegno reale e non diventi un’ulteriore fonte di difficoltà.





