Accolta l’istanza per motivi di salute: per Riitano braccialetto elettronico e misura cautelare in una comunità terapeutica. Nel 2017 gli arresti nell’inchiesta Area 51, nel 2019 il suo arresto dopo la latitanza
ARLUNO (MILANO) – Francesco “Ciccio” Riitano – detto “il generale” – esce dal carcere, ma non è libero: sconterà la misura cautelare in una comunità terapeutica, con braccialetto elettronico e rigidi vincoli di sorveglianza. Lo riporta il giornale online “Calabria7”, secondo cui il gip di Catanzaro ha accolto la richiesta della difesa ritenendo l’indagato “incompatibile con la detenzione” per motivi di salute.
L’inchiesta Area 51
Riitano, 45 anni, originario di Guardavalle, è una figura nota nel Milanese, soprattutto ad Arluno, dove viveva nella frazione di Rogorotto, ed era considerato il capo del sodalizio criminale “Area 51”, l’organizzazione smantellata nel 2017 con un’inchiesta che portò a 17 arresti per traffico internazionale di cocaina. Riitano fu catturato nel 2019. La base logistica del gruppo, espressione del clan Gallace, si trovava in via Martiri della Libertà, nel cuore del paese. Mentre la villa di Riitano – oggi confiscata alla mafia – è diventata un luogo di inclusione sociale.
Le nuove inchieste e l’operazione “Kleopatra”
Secondo quanto ricostruisce “La Gazzetta del Mezzogiorno”, il nome di Riitano sarebbe legato anche alla recente operazione “Kleopatra” della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che a luglio ha portato a 9 arresti e 59 indagati. L’inchiesta ha svelato un traffico di cocaina dal Sudamerica, in collegamento con il clan Gallace, utilizzando rotte tra Perù, Colombia, Brasile e i principali porti europei, da Rotterdam a Gioia Tauro. Possibile che Riitano, dal carcere, abbia avuto un ruolo anche in questo sodalizio? In ogni caso, il giudice ha richiamato la gravità delle accuse e il rischio di recidiva, ma ha riconosciuto le condizioni di salute precarie dell’imputato, disponendone la scarcerazione.
Le radici della ’ndrangheta nel cuore del paese
Ad Arluno, il nome di Riitano torna a evocare una stagione buia: quella in cui la ’ndrangheta aveva messo radici nel cuore del paese, utilizzando una vecchia corte come base logistica per coordinare un traffico planetario di droga.





