Buscate, calcio: l’Asd chiude i battenti, ma il Comune corre ai ripari e stringe un patto con la Parrocchia

La mancata riconferma della convenzione comunale mette a rischio il futuro dell’Asd Buscate Calcio, tra accuse, polemiche e il possibile arrivo di una nuova squadra legata alla parrocchia

di Ersilio Mattioni e Deborah Alì 

BUSCATE (MILANO) La chiusura dell’Asd Buscate Calcio rappresenta un punto di svolta per lo sport del paese. Dopo anni di attività, la società guidata da Manuela Bienati (nel riquadro) è costretta a interrompere il proprio percorso a causa della mancata conferma della convenzione con il Comune.

Ipotesi di una nuova squadra

Secondo alcune indiscrezioni, sarebbe in corso un dialogo tra l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Fabio Merlotti, e la Parrocchia di Buscate per dar vita a una nuova squadra. Questa potrebbe svolgere le proprie attività e disputare le partite presso il campo in erba sintetica del centro sportivo Madonna dei Poveri di Castano, inaugurato lo scorso anno.

La replica dell’Asd Buscate Calcio

L’Asd Buscate Calcio prende posizione: “Nessuno sta facendo i capricci né ha intenzione di lasciare i ragazzi senza calcio. Ad oggi, non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sul mancato rinnovo della convenzione: ne siamo venuti a conoscenza solo in modo informale”.

Le accuse all’amministrazione da parte dell’Asd

“Se il calcio dovesse venire meno nel nostro paese, non sarà per una nostra decisione. Già da dicembre circolavano voci insistenti sull’intenzione del Comune di interrompere la collaborazione, mai smentite né confermate, nonostante le nostre richieste di chiarimenti”.
E ancora: “Durante i pochi incontri avuti con l’amministrazione, ci è stato fatto intendere che alla base del mancato rinnovo ci sarebbe un atteggiamento della società ritenuto non gradito. Tuttavia, secondo noi, il vero motivo è nelle critiche espresse dalla nostra presidente rispetto a quanto l’amministrazione ha dichiarato di aver fatto per il Buscate Calcio”.

Questione di soldi

Poi il nodo centrale: “Si parla tanto di contributi economici, ma quasi tutto l’esborso va alla parrocchia, proprietaria dell’area, e non alla nostra società. In tutti questi anni, non è stato investito nemmeno un centesimo per migliorare o almeno mantenere la struttura. I problemi li abbiamo risolti noi, con spese significative, per coprire le mancanze di chi avrebbe dovuto occuparsene”.

Una questione economica

Insomma, al di là delle dichiarazioni, resta il sospetto che più che divergenze gestionali o personali, alla base ci sia una vecchia storia: mancano i soldi. E forse – verrebbe da dire – anche un po’ di capacità nel trovarli.