Bareggio, il consiglio comunale aperto sulla Tari e lo scandalo che nessuno può più ignorare: la Lega disprezza le regole democratiche

Una vicenda che parte da un diniego arbitrario, passa dal silenzio della Prefettura e arriva fino al Parlamento. Alla fine la legalità viene ripristinata solo dopo mesi. Il Consiglio è un successo. E la giunta Colombo ne esce a pezzi

di Ersilio Mattioni

BAREGGIO (MILANO) – Alla fine il consiglio comunale aperto sulla Tari si è svolto. E la sala piena di cittadini ha certificato una verità semplice: il problema non era il tema, ma chi ha provato a impedirne la discussione. Quella che si chiude non è una storia di partecipazione concessa, ma di diritti negati e ripristinati solo grazie a un intervento esterno. Ed è questo il dato politico che resta.

Cozzi nega un diritto previsto dalla legge

Tutto inizia il 3 ottobre 2025, quando i gruppi di opposizione – Pd (Lorenzo Zanzottera, Tina Ciceri, Giancarlo Lonati e Matteo Braga) e Lista civica Bareggio 2013 (Monica Gibillini e Davide Casorati) – chiedono formalmente la convocazione di un consiglio comunale aperto sulla Tari. La richiesta è legittima, fondata sul Tuel, e sottoscritta da 6 consiglieri su 17. Il regolamento è chiaro: il presidente del consiglio comunale deve convocarlo entro 20 giorni. E invece Angelo Cozzi, presidente del consiglio comunale ed esponente della Lega, decide di non farlo. La motivazione è surreale: la Tari sarebbe materia “nazionale” e quindi non discutibile. Una tesi priva di fondamento, perché il regolamento disciplina le modalità, non gli argomenti. Qui non c’è discrezionalità politica: c’è un ruolo di garanzia che viene esercitato come strumento di blocco.

Angelo Cozzi (Lega), presidente del consiglio comunale di Bareggio
Angelo Cozzi (Lega), presidente del consiglio comunale di Bareggio

Il silenzio della Prefettura aggrava il caso

Di fronte a questo diniego, l’opposizione si rivolge al Prefetto di Milano, Claudio Sgaraglia, con una lettera inviata il 16 ottobre 2025. Da quel momento, il silenzio. Per settimane, nonostante solleciti e telefonate, nessuna risposta. Solo il 17 dicembre, quasi due mesi dopo, dalla Prefettura arriva una nota che chiede al presidente del consiglio comunale di valutare la legittimità della richiesta e procedere alla convocazione. Un tempo abnorme, che di fatto legittima l’ostruzione e contribuisce ad allungare una vicenda che non avrebbe mai dovuto esistere.

Serve il Parlamento per ripristinare la legalità

A quel punto il caso arriva a Roma. La deputata del Pd Silvia Roggiani presenta un’interrogazione al ministro dell’Interno, ricostruendo punto per punto la vicenda e denunciando il rischio di un vero vulnus democratico. La risposta del sottosegretario Nicola Molteni (Lega) è politicamente imbarazzante: il Viminale è costretto a riconoscere che la richiesta del consiglio comunale aperto era legittima.
Tradotto: torto al presidente del consiglio comunale, ragione alle opposizioni. La legalità viene ristabilita solo perché il caso finisce in Parlamento, non perché le istituzioni locali abbiano funzionato come avrebbero dovuto.

La sindaca Colombo chiude nel peggiore dei modi

In questo quadro, la responsabilità politica non può essere elusa. La sindaca Linda Colombo, anche lei espressione della Lega, si avvia a chiudere il secondo mandato nel peggiore dei modi: arroganza istituzionale, disprezzo per il ruolo delle opposizioni, regole democratiche trattate come un fastidio. Quando un diritto viene riconosciuto solo dopo una sconfessione governativa, qualcosa si è rotto profondamente nel rapporto tra maggioranza e istituzioni.

La sindaca di Bareggio, Linda Colombo (Lega)
La sindaca di Bareggio, Linda Colombo (Lega)

La partecipazione smentisce tutti

Il consiglio comunale aperto, alla fine, si tiene. E la partecipazione massiccia dei cittadini spazza via ogni alibi: non c’era nessun rischio di caos, nessuna strumentalizzazione, nessuna forzatura. C’era solo un confronto da fare. Ed è forse questo il paradosso più amaro: bastava applicare le regole. Non servivano mesi, lettere, interrogazioni parlamentari. Serviva rispetto per la democrazia locale. Quello che, a Bareggio, qualcuno ha scelto deliberatamente di non avere.