Bareggio, Rocco Mongiardo intercettato al telefono: “Non ci sono regole per me: siamo in una giungla”.

di Redazione

BAREGGIO (MILANO) – Emergono nuovi, inquietanti, dettagli sulla vicenda che ha come protagonista il 38enne bareggese Rocco Mongiardo, finito in carcere la scorsa settimana con l’accusa di bancarotta fraudolenta.

Le accuse contro Mongiardo

Mongiardo, secondo gli inquirenti, aveva  messo in piedi un  sistema di società di carrozzerie e autonoleggi (dislocate tra Bareggio, Parabiago, Magenta, San Giuliano Milanese, Cinisello Balsamo e Vigevano), formalmente intestate a dei prestanome, che venivano aperte e chiuse per evitare di versare le tasse.  Con questo meccanismo l’ex re della notte, già proprietario tra il 2012 e il 2013 della discoteca ‘Dubai’ di Magenta, avrebbe sottratto al fisco 8,5 milioni di euro.

Mongiardo al telefono

Dalle intercettazioni emergono numerose minacce che Mongiardo ha rivolto a chiunque abbia osato mettersi sul suo percorso. Anche i toni minacciosi usati al telefono avrebbero reso urgente la misura cautelare in carcere; secondo il Gip Livio Cristofano questo atteggiamento è indice di una “personalità spregiudicata”. Spesso Mongiardo “assumeva atteggiamenti intimidatori e tracotanti nei confronti di professionisti, periti assicurativi e funzionari bancari”.

“Ti brucio il capannone”

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Come accade, per esempio, nei confronti di una donna con cui il bareggese stava trattando questioni legate a un capannone. Dal tenore della conversazione si evince che Mongiardo non aveva onorato alcuni pagamenti, costringendo la donna a ricorrere alle vie legali. “Io a bruciare quel capannone ci metto un minuto”, le dice al telefono. Poi è la volta di un perito assicurativo, reo, a dire di Mongiardo, di aver bloccato una pratica: “Lo scanno, gli rompo le corna, lo spezzo in tre pezzi. Vengo là e vi scanno a tutti. Non ho paura della galera”. Ma il 38enne prende di mira anche le banche. Riferendosi al direttore di una filiale non meglio identificata, dichiara al telefono “Lo faccio saltare fuori dalla vetrina, pesto lui e la guardia insieme, lo prendo a calci in faccia”. E aggiunge: “Non ce n’è regola per me. La regola è che siamo in una giungla”.

Le minacce al giudice

Nelle carte si legge che una delle filiali di banca in cui Mongiardo aveva un conto aperto “si trovava impossibilitata a chiudere i rapporti in quanto oggetto di velate minacce da parte del signor Mongiardo Rocco, soggetto contiguo alla famiglia mafiosa dei Musitano di Bareggio”. Mongiardo, infine, non risparmia nemmeno il Pm che si sta occupando del fallimento di una sua società; è molto arrabbiato e dice che lui va lì e gli dà una coltellata alla gola e lo lascia morto. Il 38enne bareggese è ora detenuto nel carcere di San Vittore.           

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