Com’è la situazione nelle Rsa di Inveruno, Busto Garolfo, Villa Cortese e San Vittore Olona? Lo abbiamo chiesto al gruppo Sodalitas-Fondazione Mantovani, che nel giro di un giorno ci ha fornito i dati e le risposte alle nostre domande

9 APRILE 2020

di Ersilio Mattioni

ALTOMILANESE – Quanti sono i contagiati nelle case di riposo del gruppo Sodalitas-Fondazione Mantovani? Quanti sono i decessi? Vengono eseguiti i tamponi post mortem? Com’è la condizione del personale sanitario? Lo abbiamo chiesto ai coordinatori delle Rsa. Queste sono le risposte che ci sono pervenute in tempi rapidi, nel giro di un giorno.

12 contagi

Si legge nella nota inviata alla nostra redazione: “In un’ottica di trasparenza, anche attraverso comunicazioni avvenute nei giorni scorsi ai sindaci e alle famiglie e alla stampa, i numeri risultati positivi al tampone naso-faringeo sono i seguenti: Villa Cortese (1 operatore sanitario), San Vittore Olona (1 degente e 5 operatori sanitari), Busto Garolfo (3 degenti e 2 operatori sanitari)”.

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27 decessi

Per quanto riguarda le persone decedute, invece, queste sono le comunicazioni aziendali, che riguardano il primo trimestre del 2020 in rapporto al primo trimestre del 2019 e del 2018. A San Vittore Olona i morti a gennaio, febbraio e marzo sono 8 (nelle stesso periodo erano 7 nel 2019 e 6 nel 2018). A Villa Cortese i decessi sono 6 (erano 3 nel 2019 e 4 nel 2018). A Busto Garolfo gli anziani deceduti sono 10 (erano 7 nel 2019 e 7 nel 2018). Infine a Inveruno i morti sono 3 (erano 5 nel 2019 e 7 nel 2018). Difficile dire se questi anziani siamo deceduti per Coronavirus, per altre patologie o per entrambe le cose.

Tamponi post mortem

Per capire se un degente è morto per Coronavirus, infatti, è necessario eseguire un tampone post mortem. Sono stati eseguiti? “Si sono applicate – rispondono le direzioni delle Rsa del gruppo Sodalitas-Fondazione Mantovani – le disposizioni regionali e nazionali, che non prevedono l’esecuzione di riscontri diagnostici“. In altre parole, le norme non contemplano l’obbligo di eseguire i tamponi dopo un decesso e questo è grave limite, perché di fatto vengono alterate le statistiche. In ogni caso, le Rsa hanno soltanto rispettato la legge.

Tamponi al personale sanitario

Sodalitas e Fonndazione Mantovani hanno di recente annunciato che il personale sanitario delle case di riposo gestite dal gruppo verrà sottoposto a controlli tramite test rapidi. Una misura necessaria per tutelare sia gli anziani sia i lavoratori, una misura che, oltretutto, dovrebbe essere predisposta da Ats, mentre saranno le stesse Rsa a farsene carico, anche economicamente. Ma perché aspettare il 7 aprile, quando l’emergenza è scoppiata a metà febbraio? “La reperibilità del test rapido – spiega la nota ufficiale – è piuttosto faticosa e solo un’attenta e complessa ricerca, anche sul mercato internazionale, ha consentito di recuperare un numero di test rapidi adeguato alle esigenze del gruppo”.

Lo stop in dogana

Sodalitas e Fondazione Mantovani rendono poi noto un dettaglio che fa riflettere. A fronte di uno sforzo aziendale per ordinare i test rapidi, gli stessi sono stati bloccati al confine per ragioni non spiegate: “Si era per esempio preceduto – aggiunge la nota – con l’effettuazione di un importante ordine per i primi di marzo, mai giunto perché trattenuto in dogana“.

Test rapido o tampone?

“L’iniziativa promossa – chiarisce il gruppo – non è riferita alla somministrazione di tamponi, ma di test-rapidi Vn quick test Covid-2019 sugli anticorpi igM-igG. Il tampone infatti può essere effettuato solo su disposizione di Ats, in laboratori definiti sul territorio regionale o direttamente in ospedale, i cui esiti giungono dopo diversi giorni“.

Risultati immediati e provvedimenti

L’utilità del test rapido, secondo quanto riferito dai coordinatori delle Rsa, “risiede nella capacità di indicare una possibile positività, che deve poi essere accertata da Ats con la somministrazione del tampone naso-faringeo. A seguito dell’intervento della task-force, si è così provveduto a interpellare le autorità sanitarie e, nel frattempo, nelle varie Case Famiglia, si sono collocati in aree protette e distinte i residenti positivi rispetto ai residenti negativi al test rapido, a tutela loro e di tutti gli operatori”.

Il caso San Vittore Olona

Da ultimo, una questione che riguarda solo la casa di riposo di San Vittore Olona, dove la coordinatrice è in auto isolamento volontario e ha dunque lasciato per il momento il suo incarico. “Su indicazione della direzione sanitaria e in via preventiva – fanno sapere dal gruppo – si è ritenuto opportuno tutelare l’attuale coordinatrice (una donna anziana, ndr) non esponendola alla quotidiana attività di servizio in Rsa. Al momento, in via provvisoria, il ruolo di coordinatore è ricoperto da Matteo Mantovani, in possesso di lunga esperienza di gestione di Rsa, in attesa del rientro della coordinatrice”.

PRECISAZIONE DA SODALITAS E DA FONDAZIONE MANTOVANI

Spettabile Redazione, il  titolo “27 morti e 12 contagi nelle case di riposo del gruppo Mantovani” apparso sulla pagina Facebook di Libera Stampa l’Altomilanese è fuorviante anche perché non esiste nessun “gruppo Mantovani”. L’ente gestore delle Case Famiglia di Inveruno, Busto Garolfo e Villa Cortese  è Sodalitas. L’ente gestore della Casa Famiglia di San Vittore Olona è, invece, Fondazione Mantovani. Il conteggio dunque deve tenere presente tale distinzione ,che è sostanziale, per correttezza verso i lettori. Per Sodalitas, nel 1° trimestre 2020, parliamo di 19 residenti. Per Fondazione Mantovani, di 8 residenti. Grazie per la precisazione che vorrete fare.

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