Primo faccia a faccia ieri sera a Magenta, in vista delle elezioni del prossimo 11 giugno, tra i 5 candidati sindaci, invitati a partecipare a un confronto organizzato dal Comitato Quartiere Nord. Le nostre pagelle agli aspiranti alla fascia tricolore

28 APRILE 2017

di Riccardo Sala

MAGENTA (MILANO) – Si è svolto ieri sera il tanto atteso incontro tra i 5 candidati sindaci alle elezioni dell’11 giugno sul tema del Quartiere Nord. Per la verità più un ‘esercizio di stile’ che un dibattito sui rispettivi programmi elettorali, e forse proprio per questo così importante per valutare abilità e spessore dei candidati in corsa per Piazza Formenti. Abbiamo dato i voti ai relatori, confrontando idee, capacità comunicativa e di ‘improvvisazione’.

Marco Invernizzi (Pd): voto 6-

Non è stata la serata del sindaco uscente, quella di ieri. Distratto e stanco a causa di magagne interne alla coalizione, la sua presenza non è stata particolarmente brillante e a volte sfociata in affermazioni di dubbio gusto (la frase “Gli uffici sono troppo stressati” per giustificare la mancata partecipazione ad un bando regionale è una gaffe clamorosa). A salvarlo dalla ‘bocciatura’ un programma solido e 5 anni di amministrazione in cui, nonostante tutto, per il Quartiere Nord qualcosa è stato fatto.

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Chiara Calati (Centrodestra): voto 6,5

La candidata del ‘pentapartito’ conferma la grande abilità comunicativa e la parlantina sciolta, disquisendo piacevolmente degli argomenti proposti dai moderatori. In negativo, traspare una conoscenza della città  non proprio brillante, nonché un programma un po’ inconsistente. Dalla rappresentante del centrodestra ci si sarebbe aspettati qualche proposta più concreta. In particolare sulla sicurezza, cavallo di battaglia degli anti-Invernizzi, sulla quale è stato proposto solo di “Coordinare meglio le forze dell’ordine del territorio”. Tutto qui?

Giovanni Caso (Movimento 5 Stelle): voto 5

Tono di voce basso, nervosismo palpabile e proposte fumose. L’aspirante sindaco ‘grillino’ non fa una buona impressione, in particolar modo di fronte a concorrenti che da decenni parlano in pubblico per mestiere. Le domande su questioni particolari lo mettono in difficoltà, a cui risponde più genericamente del dovuto. La nota positiva è il modo di fare ‘candido’ del cittadino qualunque, che non sempre si sente obbligato a suggerire una soluzione precisa, bensì un metodo da seguire. Ma questo, purtroppo, non sempre convince gli elettori.

Silvia Minardi (Progetto Magenta): voto 7+

Una dei ‘vincitori’ di questo confronto è la professoressa indipendente. Buona dialettica (anche se a volte manca di sintesi) e chiarezza, talento acquisito dalla sua professione e dal passato politico. Buono anche il ‘parco’ delle proposte, che spaziano da quelle più logiche e naturali a idee originali, con pragmatismo palpabile e poca propensione a ‘vendere sogni’. Si vede che dietro i discorsi di Minardi c’è un lavoro intenso e ragionato, con quell’impostazione ‘2.0’ su cui si basa Progetto Magenta. Bene così.

Giuseppe Rescaldina (Sinistra): voto 7

Altro premio della serata va al leader di ‘Assieme Ripartiamo’. Rescaldina batte tutti sul piano dell’esposizione, che incanta la folla e che riesce ad abbellire ogni proposta presentata. Meno brillante il programma, in alcuni punti troppo semplicistico (con proposte come “Bisogna tornare al vicinato dei vecchi cortili” o “L’ufficio postale va fatto convincendo Poste Italiane”) o generalista (su Novaceta si limita a descrivere cosa non va fatto, piuttosto che quello che vuole fare), anche se tutto sommato se la cava bene. Promosso con ampio margine.

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