Arconate, fanatica religiosa di 66 anni ossessionata dalla coppia: acqua santa, croci e bracieri contro nuora e figlio

di Redazione

ARCONATE (MILANO) – Per diversi anni ha tormentato figlio e nuora con la sua ossessione religiosa, con dispetti, cattiverie, minacce e molestie. E così P.Z., una 66enne di Arconate è stata condannata dal giudice di Busto Arsizio, Marco Montanari, a un anno e nove mesi di carcere per stalking.

Fanatica religiosa perseguita nuora e figlio

Tutto inizia quando la donna, difesa dall’avvocato Giacomo Cozzi, convince il figlio e sua moglie a vivere con lei a causa delle precarie condizioni economiche. La 66enne arconatese, non nascondendo la sua antipatia e il suo astio nei confronti della nuora, la aggredisce lanciandole addosso un mobile. È questo l’inizio di una vera e propria escalation. La donna inizia a perseguitarli con una sorta di ossessione religiosa, di fede maniacale. Prima sparge il sale sotto le finestre, poi accende bracieri purificatori, prega, asperge figlio e nuora con l’acqua santa, disegna simboli mistici sulla porta, scrive lettere spirituali e appende preghiere alle finestre di casa. Fino a quando un giorno la coppia trova all’ingresso dell’abitazione una foto del marito della 66enne, morta anni prima, con i dieci comandamenti e la scritta “Vale anche per i comunisti.

Le cattiverie e le minacce di morte contro la nuora

La donna arconatese, inoltre, raccontava in paese cattiverie gratuite sulla nuora. La accusava di bere, drogarsi, di essere infedele e di aver sposato suo figlio esclusivamente per ragioni economiche. Durante il processo sono emerse anche le minacce di morte che la donna le avrebbe rivolto, oltre che un episodio di tentata aggressione e il sabotaggio dell’antifurto di casa che la 66enne faceva suonare in continuazione.

Il figlio: “Da piccoli ci picchiava”

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Particolarmente toccante e commovente la testimonianza del figlio, ascoltato in aula. “Da bambini – ha spiegato l’uomo davanti al giudice – mia mamma ci picchiava in continuazione, senza motivo. Prendevamo botte senza una ragione. In casa si respirava un clima carico di tensione, anche perché lei aveva un altro uomo, fuori dal matrimonio. Non l’ho mai raccontato a nessuno – ha aggiunto – nemmeno a mia moglie, mi sono sempre tenuto tutto dentro”. La madre, ascoltando la testimonianza, non ha retto alle parole pronunciate dal figlio. Ha iniziato a urlare e a dare in escandescenze, costringendo il giudice ad allontanarla dall’aula.

La condanna

Alla fine il Tribunale ha creduto all’impianto accusatorio: ha così condannato P.Z. a un anno e 9 mesi di reclusione, senza nemmeno concedere la sospensione della pena, e ha disposto il pagamento di una condizionale da 5.000 euro per ciascuna delle due vittime, rappresentate dagli avvocati Tiberio Massironi e Milena Castagna. La donna, peraltro, fu già protagonista di un episodio ‘particolare0: nel novembre 2017 sostenne che al nipotino, rimasto chiuso dentro al santuario di Maria Nascente, apparve Gesù Bambino, il quale “mangiò con lui alcune pizzette”. In ogni caso, l’esatta quantificazione del risarcimento – che le parti offese quantificano in 15.000 euro ciascuna – è stata demandata al tribunale civile, dove si aprirà un nuovo capitolo di questa incredibile storia di religione, antipatie e ossessioni.

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