Per la morte di Andrea Cavalleri i sindaci di Castano Primo, Nosate e Vanzaghello erano stati prosciolti nella causa penale dall’accusa di omicidio colposo. Ora però la famiglia della vittima chiama i Comuni a rispondere civilmente del danno causato. Sotto accusa una pista ciclabile, che non sarebbe stata costruita con tutte le misure di sicurezza

3 FEBBRAIO 2020

di Vanessa Valvo

CASTANO PRIMO (MILANO) – E’ fissata per il 29 aprile la prossima udienza del processo civile da 2 milioni di euro che vede coinvolti il sindaco Giuseppe Pignatiello e altri due primi cittadini. A quattro anni dalla morte di Andrea Cavalleri, i Comuni di Castano Primo, Vanzaghello e Nosate – tutti nell’Altomilanese – saranno ancora chiamati a rispondere di eventuali responsabilità sulla tragedia. A citarli in giudizio la moglie e i figli dell’uomo che è rimasto vittima di un incidente stradale lungo la via Tornavento, proprio all’angolo dove diventa via Turbighina. Oggi, fisso sull’albero che delinea la curva, c’è un mazzo di rose a ricordare ai passanti la pericolosità di quel tratto. E proprio su questo aspetto punta la causa civile, dopo che quella penale per omicidio colposo si è conclusa con il proscioglimento dei sindaci, perché non sono state fornite prove sufficienti su chi, a vario titolo, è stato coinvolto nella costruzione della pista ciclabile che corre lungo la strada.

L’incidente mortale

Un palo di legno di questa pista ciclo-pedonale ha sancito, infatti, la morte del 40enne, che la sera del 9 aprile 2016 viaggiava in auto con il figlio minorenne. Dopo aver perso il controllo della vettura, l’urto tra i paletti fu fatale: uno finì dentro l’abitacolo, sfondando il parabrezza e colpendo violentemente il conducente. L’uomo è rimasto una settimana ricoverato in condizioni disperate all’ospedale di Legnano, dove è spirato il 18 aprile. Per il Gip Patrizia Nobile, che decise l’archiviazione del procedimento penale a maggio 2018, furono le gomme nuove e poco aderenti all’asfalto a causare l’incidente; per la difesa, coordinata dall’avvocato Guido Ranzani, anche la velocità. Ma per l’accusa, rappresentata dall’avvocato Carlo Alberto Cova, fu la mancanza di un guard rail a provocare la morte del giovane.

La pista ciclabile incriminata lungo la strada Turbighina

Sostieni la Libera Informazione


Sul nostro giornale on line trovi l’informazione libera e coraggiosa, perché noi non abbiamo padroni e non riceviamo finanziamenti pubblici. Da sempre, viviamo soltanto grazie ai nostri lettori e ai nostri inserzionisti. Noi vi offriamo un’informazione libera e gratuita. Voi, se potete, dateci un piccolo aiuto.

La richiesta di risarcimento

E così la giustizia potrebbe scrivere un altro finale ora, con un processo civile che si è aperto con la richiesta di due milioni di euro di risarcimento. La nuova causa era indirizzata inizialmente solo al Comune di Castano Primo, il quale ha pensato bene di coinvolgere in giudizio chi era stato citato già per il procedimento penale. A febbraio 2018 erano stati raggiunti dall’avviso di garanzia gli ex sindaci di Castano, Vanzaghello e Nosate che avevano approvato la costruzione della pista. Questa volta, invece, per la prima udienza del 29 gennaio al Tribunale di Busto Arsizio, insieme all’architetto progettista e alle assicurazioni, sono comparsi nell’aula del giudice Giuseppe Limongelli i difensori dei sindaci Roberto Cattaneo e Arconte Gatti, rispettivamente di Nosate e Vanzaghello, oltre a quello di Castano, Pignatiello. Gli avvocati hanno tempo tre mesi per presentare le proprie istruttorie.

I COMMENTI