Prime condanne in abbreviato per il fallimento Stf. Per gli imputati che hanno scelto il rito ordinario il processo comincia tra un mese. Il commercialista Mainini: “Confido nei giudici, ho agito sempre con correttezza”
MAGENTA (MILANO) – ‘Stf’ era un colosso: la sede legale nella Città della Battaglia, le commesse milionarie nel mondo arabo e una società in Danimarca, considerata un ‘gioiello’ per tecnologia e solidità finanziaria. Dell’impero fondato da Franco Trifone – passato ai figli e poi ai nipoti prima della sua morte nel 2012 – non è rimasto nulla.
Condannati i fratelli Trifone
Anzi, qualcosa rimane: le condanne per bancarotta comminate lo scorso 20 febbraio con il rito abbreviato ai figli del fondatore (Simone e Carlo Trifone: a entrambi 2 anni e 4 mesi di carcere) e alla vedova, la signora Clerici (1 anno e 4 mesi). Nessuno andrà in prigione, perché le condanne sono inferiori a 4 anni. Ma sul fallimento sulla storica Stf – avvenuto nel 2018 con un passivo di 60 milioni di euro e 100 persone lasciate da un giorno all’altro senza lavoro – oggi si comprende qualcosa di più.
Stf, le indagini della guardia di finanza
Il fronte giudiziario viene avviato nel 2019, quando la guardia di finanza di Magenta riscontra reiterate distrazioni di denaro dalle casse aziendali (almeno a partire dal 2008) e sequestra 19 milioni di euro. La vicenda non è ancora conclusa, perché i condannati possono sempre presentare ricorso in appello.
Roberto Trifone e Aldo Mainini a processo

E poi ci sono gli altri imputati, quelli che hanno scelto il rito ordinario e che sono stati rinviati a giudizio. Il prossimo maggio comincerà il processo. Tra loro ci sono l’ex amministratore delegato Roberto Trifone e l’ex presidente del collegio sindacale Aldo Mainini. Presunti innocenti, sono accusati di bancarotta e falso in bilancio. I loro ruoli sono tuttavia molto diversi: Trifone risponde per aver commesso l’ipotetico reato, mentre Mainini per non aver vigilato sui conti e sulle operazioni finanziarie e immobiliari.
Parla il commercialista Mainini
Raggiunto al telefono, il commercialista magentino Mainini è apparso sereno: “Confido che i giudici appureranno la correttezza del mio operato, come già hanno fatto per gli altri membri del collegio sindacale”. In effetti, i sindaci revisori di Stf sono stati assolti con formula piena (“Il fatto non sussiste”) dal Gup Cristian Mariani, che li ha giudicati con il rito abbreviato. E come spiega l’avvocato di Mainini, Stefano Borella, “non c’è ragione per ritenere che la stessa cosa non avverrà al processo. Il collegio sindacale, nella sua interezza, ha di mostrato di aver agito nella massima correttezza. Se, in base all’ipotesi accusatoria, ci fosse stata distrazione di denaro da parte degli amministratori, i sindaci non erano nelle condizioni per capirlo”.
Il curatore fallimentare di Stf
L’avvocato Borella attende il deposito delle motivazioni del Gup, perché “potrebbero bastare da sole, senza bisogno di portare testimoni al processo, per dimostrare l’estraneità, la buona fede e la correttezza di Mainini, il quale peraltro è rimasto in carica anche dopo il fallimento e ha contribuito al recupero di asset importanti, che hanno poi consentito, con la loro vendita, un’ingente iniezione di liquidità. Per questo sono convinto che nel corso del processo ogni ipotesi diversa verrà spazzata via”. A inguaiare il commercialista Mainini era stata la relazione del curatore fallimentare, che ha costituito la base del teorema accusatorio della Procura di Milano, sostenuto dal Pm Luigi Luzi, lo stesso che indaga sulla ministra del Turismo, Daniela Santanchè. Il processo si aprirà a maggio davanti alla quarta sezione penale.





