Il filosofo è costato 3.000 euro ai cittadini di Magenta, che tuttavia non se ne sono lamentati. Anzi, erano talmente interessati alla sua Lectio Magistralis da riempire il teatro Lirico. Al punto che l’amministrazione ha dovuto allestire un’altra sala con la diretta streaming. Ma al professore le platee non sembrano interessare molto: ha parlato due ore in linguaggio incomprensibile e i cittadini sono rincasati attoniti

10 APRILE 2016

MAGENTA (MILANO) – Dire che il Teatro Lirico di Magenta era gremito per l’incontro filosofico con Massimo Cacciari di mercoledì 30 marzo, sarebbe un eufemismo. Un’affluenza record per il piccolo snodo culturale magentino, tanto che gli organizzatori hanno previsto anche l’utilizzo della sala di Casa Giacobbe per contenere il pubblico accorso in massa per assistere alla Lectio Magistralis del filosofo ed ex sindaco di Venezia. Parliamo di circa 1000 persone, dai cultori della materia fino a coloro che hanno visto di sfuggita Cacciari in tv per arrivare a chi ci tiene a mantenere il suo status da ‘intellettualoide’. E se ci tieni alla reputazione da ‘fine intenditore’, Cacciari vai ad ascoltarlo, anche se a fine serata non hai compreso assolutamente nulla di quello che ha detto. La lezione del filosofo veneto si è incentrata sul tema della ‘Necessità della libertà’, un concetto oggigiorno più attuale che mai e che ha bisogno del più assoluto rigore metodologico per essere trattato, e soprattutto discusso. Cacciari riprende, analizza, cita e confuta le determinazioni concettuali di autoritas come Dante, San Paolo, Baruch Spinoza, Friedrich Nietzsche, Soren Kierkegaard e altri. Cercando di sintetizzare grossolanamente, (non ce ne voglia il professor Cacciari) il filosofo si è preso la briga di smantellare l’idea che la libertà sia un’astrazione inesistente: questo ‘dono’, come direbbe Dante, che ci viene concesso è secondo Cacciari indimostrabile su qualsiasi piano, da quello logico a quello scientifico, perché essa è intrinseca e connaturata alla natura e soprattutto al pensiero dell’uomo. Potremmo dirlo alla Karl Jaspers, “Io sono quando scelgo e, se non sono, non scelgo”, per dimostrare che la libertà coincide con la nostra stessa esistenza. Nonostante però gli innumerevoli quesiti sollevati da Cacciari, stimolanti e astrusi allo stesso tempo, ce ne sono altri che vanno al di là della lezione in sé. Il primo: la quasi totalità della platea ha lasciato il teatro attonita, confusa e senza aver capito un tubo. Perché? Banalizzando il ‘male’, forse perché Cacciari è stato troppo accademico, ad un livello tale che il linguaggio e soprattutto la concettualità del filosofo erano tali da impedire a molti di accogliere quanto stesse spiegando, anzi, ‘mostrando’. E viene da chiedersi: la cultura deve presentarsi in modo così elitario? Soprattutto, a un incontro gratuito (ma costato 3.000 euro ai cittadini) rivolto alla cittadinanza, e quindi a tutti, nessuno escluso, è intellettualmente onesto parlare da ‘professorone’? Come dicevamo, dire che il Lirico era gremito sarebbe un eufemismo. Ma sarebbe bello poter dire che la lezione di Cacciari ha lasciato a tutti un’ indelebile traccia: invece è stato un sermone mal digerito dai più, che ancora si chiedono se abbiano ascoltato puro sapere o ‘chiacchiere’ heideggeriane.

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