Bufera sull’asilo nido comunale di Inveruno, nel Milanese, dove i responsabili hanno deciso un aumento del 20% delle rette e l’istituzione del buono pasto, che finora non si pagava. Prima però hanno raccolto le iscrizioni e solo dopo hanno comunicato gli aumenti alle famiglie

18 AGOSTO 2017

di Redazione

INVERUNO (MILANO) – Bufera sull’asilo nido comunale ‘don Luigi Sacchi’ di Inveruno, nel Milanese, dove scoppia il caso dei maxi aumenti di rette e buoni pasto. E dove va in scena pure un maldestro tentativo di far passare tutto sotto silenzio. Il caso però, grazie a un’interrogazione del centrodestra, finisce in consiglio comunale. E il sindaco Pd, a quel punto, deve fornire una spiegazione: “Non ne sapevo nulla”. Ma è possibile che i gestori di una struttura comunale possano decidere aumenti del 20% alle rette senza discuterne prima con l’amministrazione?

I fatti

I dirigenti dell’asilo nido, gestito dalla cooperativa ‘Orsa’ per conto di Azienda Sociale (società pubblica, le cui quote sono detenute dai comuni e i cui vertici sono nominati dalla politica), ha deciso di far pagare ai genitori le rette a prezzo pieno e, contestualmente, di istituire il pagamento dei buoni pasto già a partire dal prossimo anno scolastico. La scelta è stata motivata dalla necessità, cioè dall’abolizione, da parte di Regione Lombardia, del cosiddetto ‘Piano Nidi’, un sistema di incentivi economici che fino all’anno scorso permetteva all’asilo di abbattere almeno in parte il costo della retta e di non far pagare i buoni pasto.

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Il maxi aumento

Ora gli incentivi regionali non ci sono più. E così i genitori si trovano a pagare la retta intera: circa 600 euro mensili per il full time (al posto di 520-530 euro) e circa 400 euro per il part time (al posto di 320-330 euro). Cifre imponenti, tra le più alte in assoluto nella zona e, più in generale, in Italia. Cifre a cui si aggiunge il costo del buono pasto. In altre parole, una famiglia potrebbe trovarsi a sborsare quasi 700 euro al mese. E la cosa più grave è che i gestori dell’asilo nido, pur avendo già deciso di ‘buttare’ le rette alle stelle, si sono ben guardati dal comunicarlo prima delle iscrizioni.

Parla il sindaco

“Il problema – spiega il sindaco Pd, Sara Bettinelli – è stata la modalità adottata dall’asilo, che ha comunicato ai genitori l’aumento della retta e la necessità di pagare i buoni pasto solo a iscrizione avvenuta e quindi solo a cose fatte. E così mamme e papà si sono trovati nella situazione in cui hanno iscritto i propri figli a certe condizioni, e poi ne hanno trovate delle altre. Come se non bastasse, il Comune è stato informato ufficialmente della questione solo il 26 giugno. Il punto non è tanto quello di capire la legittimità o meno delle scelte dell’asilo, che ha tutto il diritto di chiedere ai genitori il pagamento pieno della retta, ma piuttosto ribadire che è stata usata una modalità sbagliata”. Quali iniziative adottare, dunque, per risolvere il problema? “Ho già convocato l’asilo nido, i genitori dei bimbi e Azienda Sociale – spiega Bettinelli – alla quale ho chiesto la possibilità di reperire fondi e disponibilità per ammortizzare gli aumenti. Se così non fosse, ovvero se le risorse richieste non ci saranno, il Comune è pronto a pagare almeno i buoni pasto fino a dicembre proprio perché ci sono persone che si sono trovate di fronte al fatto compiuto”.

Povera politica

Quello che è successo è scandaloso. E forse il sindaco non può cavarsela con una dichiarazione di circostanza, perché non si è mai visto che un servizio pubblico aumenti i costi per gli utenti senza che l’amministrazione comunale ne sia stata informata preventivamente. E ancora, sui tempi: se il centrodestra non avesse sollevato il caso in Consiglio, la giunta Pd avrebbe fatto finta di nulla?

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