Boffalora, i cittadini e la minoranza denunciarono gli odori molesti, ma il Comune diede ragione all’azienda

di Francesca Ceriani

BOFFALORA (MILANO) – A Boffalora sopra Ticino tutti ricordano gli odori molesti che, nell’agosto 2018, impedivano di tenere aperte le finestre agli abitanti della vallata, al confine con Pontenuovo. Ora il mistero è risolto: le puzze provenivano dai fanghi sversati in un terreno, acquistati dalla ditta bresciana Wte. Un fatto che preoccupa parecchio. Boffalora, infatti, è uno dei 9 Comuni del Milanese in cui sono stati sversati i fanghi tossici commercializzati dalla Wte. Il dubbio è uno solo: i fanghi della Wte sversati sul campo da cui nel 2018 provenivano le puzze erano oppure no nocivi? Le indagini sono ancora in corso.

Odori molesti: mistero risolto

Qualcuno ci rise su, ma il gruppo di minoranza ‘Insieme per Boffalora’ (capeggiato da Angelo Mongelli e Ivo Colombo) prese sul serio la situazione. L’opposizione fece un accesso agli atti in Comune, chiedendo se la Polizia locale, in seguito alle segnalazioni per gli odori molesti, avesse svolto un sopralluogo. Il comandante dei vigili, Ilario Grassi, produsse un verbale. Un sopralluogo era stato fatto, ma nessuno aveva richiesto l’intervento di Arpa e Ats. “In quanto – si legge nella risposta di accesso agli atti firmata dal comandante – gli accertamenti svolti in loco dal personale dello scrivente ufficio, unitamente alla valutazione della documentazione tecnica esibita dall’agronomo in sede di colloquio presso il comando, hanno fugato i dubbi circa la provenienza/consistenza degli ammendanti utilizzati”.

Il sopralluogo della Polizia locale

In poche parole, i vigili fecero un sopralluogo nei campi da cui proveniva la puzza. Ma il proprietario e l’agronomo dell’azienda agricola dissero che era tutto in regola, mostrando una documentazione tecnica. Documentazione che Grassi prese per buona. Ma leggendo le relazioni fornite dall’azienda, ci si rende conto di due cose. La prima: se non si è esperti del settore chimico, si fatica a comprendere le sigle, i tecnicismi e i dati scientifici riportati. Con quali competenze, quindi, il Comune si fidò della documentazione esibita?

A vendere i fanghi fu la Wte

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La seconda, invece, ci riporta dritti all’attualità: il fornitore che vendette i fanghi all’azienda agricola era la Wte di Brescia (in foto, il documento che attesta la provenienza dei fanghi sversati nel terreno di Boffalora), salita agli onori delle cronache nei mesi scorsi per l’inchiesta che l’ha travolta in merito allo sversamento di fanghi tossici in 78 Comuni del nord Italia, tra cui 9 paesi del nostro territorio (Boffalora, Magenta, Bareggio, Robecco, Mesero, Abbiategrasso, Parabiago, Canegrate e Legnano).  

Fanghi tossici? I dubbi

E’ bene chiarirlo: le indagini sono ancora in corso e da un punto di vista legale e giudiziario gli inquirenti non hanno ancora accertato se quel preciso terreno da cui provenivano le puzze nel 2018 è lo stesso in cui l’azienda ha sversato i fanghi risultati poi nocivi. E l’azienda agricola proprietaria dell’appezzamento non è indagata. Non è quindi ancora stato accertato se i proprietari fossero a conoscenza del fatto che i gessi defecatori fossero potenzialmente tossici.

Troppe coincidenze

Ma le coincidenze sono parecchie. A Boffalora risulta infatti un terreno coinvolto nell’inchiesta Wte e il caso vuole che nel 2018 (anno in cui sono stati accertati gli sversamenti illeciti) un’azienda agricola concimò usando fanghi maleodoranti, acquistati proprio dalla Wte. La minoranza, all’epoca, non si ritenne soddisfatta della risposta di Grassi e portò il caso in consiglio comunale, protocollando un’interrogazione.

La risposta dell’ex sindaco Colombo

L’allora sindaco reggente, Fulvio Colombo, rassicurò i consiglieri di minoranza sulla correttezza dell’attività ispettiva eseguita dalla Polizia locale (che, lo ricordiamo, non fece analizzare i terreni, ma si limitò a leggere le carte fornite dall’azienda) e specificando che non erano stati coinvolti enti terzi in quanto “con l’attività svolta si è avuto direttamente contezza della sostanza utilizzata né si è coinvolto altro organo accertatore in quanto già presente sul territorio e ben dotato della professionalità necessaria per contestare eventuali violazioni; violazioni non contestate perché evidentemente inesistenti”. Parole che, lette oggi, dopo l’inchiesta Wte e dopo l’individuazione  di un terreno inquinato a Boffalora, pesano come un macigno.

Le accuse dell’opposizione

“Il sindaco Sabina Doniselli era già all’epoca assessore – spiegano Mongelli e Colombo – Quando un mese fa ha ricevuto dai Carabinieri Forestali di Brescia la comunicazione che un terreno di Boffalora risultava tra quelli interessati dagli sversamenti della Wte, non ha collegato il fatto a quanto accaduto nel 2018? Non ha letto le carte di tre anni fa, in cui si evince chiaramente che l’azienda agricola acquistò dalla ditta bresciana oggi sotto inchiesta? Se da assessore le è sfuggita la gravità della situazione oggi, da sindaco, dovrebbe coglierla. Invece Doniselli continua a dichiarare di essere in attesa dei mappali”.

“Agito con superficialità”

“Diversamente da altri Comuni – continua il gruppo di minoranza – qui a Boffalora si hanno già in mano delle carte, che individuano l’azienda agricola e i terreni dove sono stati stoccati per tre mesi i fanghi della Wte e poi sparsi. Il sindaco ha in mano il verbale del sopralluogo effettuato dalla Polizia locale: quando ha saputo dell’inchiesta, avrebbe dovuto attivarsi e preoccuparsi, emettendo un’ordinanza specifica. Invece ha agito con superficialità. Questo è solo uno degli episodi che dimostrano che la Lega e questa amministrazione sono inadeguati a governare il territorio”.

La replica del primo cittadino

Il sindaco, Sabina Doniselli, si difende dagli attacchi del gruppo di minoranza ‘Insieme per Boffalora’. “A tutti i Comuni nel cui territorio risultano essere avvenuti spandimenti di fanghi tossici, tra cui Boffalora, i Carabinieri hanno comunicato l’elenco dei nominativi delle aziende agricole a cui sono stati consegnati questi gessi; a oggi non ci è stata ancora comunicata la localizzazione puntuale dei singoli campi. Nel 2018 il comandante Grassi fece un sopralluogo e le carte erano in ordine: cosa avrebbe dovuto fare? Nei giorni scorsi abbiamo incontrato il proprietario dell’azienda agricola il quale ci fornirà a breve l’elenco dei mappali dei terreni dove sono avvenuti gli spandimenti (cosa che, al momento, non ha ancora fatto, ndr).

Azioni coordinate

“Abbiamo inviato una comunicazione ad Arpa per chiedere quali saranno le attività di verifica che hanno intenzione di effettuare”, continua Doniselli. “Dal punto di vista giuridico il Comune è pronto a costituirsi parte civile nel procedimento penale, per tutelare gli interessi della cittadinanza. In questa fase, poiché le indagini sono ancora in corso, i Comuni non possono agire in modo autonomo, anche per non intralciare le indagini”, conclude il sindaco. Il 15 luglio si è svolta una riunione con Città metropolitana e i comuni del Milanese coinvolti. La linea è chiara: portare avanti azioni coordinate sulla base delle indicazioni che la Regione fornirà.

L’ironia dell’ex sindaco Trezzani

Chiederemo alle mucche di produrre letame alle rose, anche bio”: così rispose, il 19 agosto 2018, l’ex sindaco Curzio Trezzani (all’epoca era diventato da poco consigliere regionale) ai cittadini che, sui social network, denunciarono i disagi legati agli odori molesti provenienti dai gessi defecatori stoccati in un campo di Boffalora, al confine con Pontenuovo. “Non credo che quell’odore sia dovuto al letame delle mucche – rispose una cittadina – Ho sempre abitato in paesi agricoli e so distinguere l’odore di letame. Quello che si sente in questi giorni mi ricorda l’odore che si sente in discarica”. I cittadini, inoltre, invocarono maggiori controlli e criticarono l’atteggiamento di Trezzani: “Non si può trattare una cosa del genere con superficialità – commentò un altro cittadino – E non si può commentare con ironia”.                     

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