Nuovi sviluppi sull’omicidio Ravasio. Parla Marcello Trifone: conti correnti svuotati, case di Courmayeur e Mentone vendute. I soldi sarebbero finiti a un santone brasiliano, l’uomo che ha insegnato ad Adilma la magia nera e la macumba
MAGENTA (MILANO) – Omicidio Ravasio, drammatico interrogatorio di Marcello Trifone davanti al Pm di Busto Arsizio, Ciro Caramore, titolare dell’inchiesta sul delitto di Fabio Ravasio, avvenuto lo scorso 9 agosto sulla provinciale tra Parabiago e Casorezzo, dove il magentino 52enne fu investito in sella alla sua bicicletta.
La sera dell’omicidio Ravasio
La principale accusata dell’omicidio è la brasiliana 49enne Adilma Pereira Carneiro (in foto), che per alcuni anni, prima della relazione con il magentino ucciso, fu fidanzata e sposata con Trifone. Secondo la Procura proprio Trifone, la sera del delitto, era in auto sul sedile del passeggero a fianco di Ivan Benedito, il figlio di Adilma, accusato materialmente di aver investito e ammazzato Ravasio.
Trifone rompe il silenzio
Finora Trifone, in carcere assieme ad altri sette indagati, non aveva parlato con i magistrati, ma l’altro giorno ha deciso di rispondere alle domande del Pm: “Voglio chiedere scusa alla famiglia di Fabio Ravasio per il male che ho causato”, detto Trifone. Aggiungendo poi una serie di dettagli inquietanti su Adilma e sulla sua capacità di manipolare amici e conoscenti. Trifone, in altre parole, sarebbe stato una pedina nelle mani della donna brasiliana, la quale nel corso degli anni lo avrebbe derubato di un ingente patrimonio, stimabile in 3-4 milioni di euro tra soldi liquidi e immobili di pregio.
Soldi e immobili di famiglia
“Ha capito che Adilma non lo amava – ha spiegato Andrea Toscani, l’avvocato di Trifone – e che tutto quello che le raccontava erano bugie che facevano parte di un disegno preciso, quello di accumulare soldi e beni degli uomini che riusciva a far innamorare”. Anche Trifone era caduto nella ragnatela della mantide, che lo aveva convinto di essere il suo prediletto ma alla fine lo aveva ridotto all’indigenza. Figlio adottivo di una famiglia di facoltosi imprenditori di Magenta (proprietari della Stf, prima del fallimento nel 2018), Trifone aveva ereditato milioni di euro alla morte di Franco Trifone, fondatore della Stf, avvenuta nel 2012. Secondo l’avvocato Toscani, l’eredità è stimabile in “due milioni di euro e diversi beni immobili, tra cui una casa a Courmayeur e un’altra a Mentone, ma Adilma era riuscita a sottrargli tutto, insinuandosi nella sua fragilità”.
Tesoro sparito
Ma che fine ha fatto questo tesoro? Adilma, che era diventata cointestataria dei conti correnti di Trifone, si sarebbe impossessata di tutto il denaro e lo avrebbe utilizzato per fare la bella vita e per acquistare beni (case e automobili di lusso) per i suoi parenti. Non solo, una parte considerevole di questo patrimonio sarebbe finita in Brasile. L’ipotesi della Procura è che a mettere le mani sui soldi sarebbe stato anche un connazionale di Adilma, un santone legato alla donna per via della religione del Candomblè: macumbe e magia nera. Il racconto di Trifone davanti al Pm potrebbe complicare la già delicata situazione di Adilma, che rischia di essere accusata anche di circonvenzione di incapace.





