A Busto Garolfo, nel Milanese, una pediatra non ha voluto visitare un bimbo con febbre alta. Temendo che avesse il Covid, gli ha fatto prendere per diversi giorni degli antibiotici inutili e dannosi. Ma il bambino non aveva il Coronavirus, bensì la mononucleosi

21 DICEMBRE 2020

di Lorenzo Rotella

BUSTO GAROLFO (MILANO) – Si è sfiorata la tragedia per un bambino bustese di 7 anni, affetto da mononucleosi e con febbre alta da domenica 6 dicembre. Una pediatra finisce sotto accusa

La telefonata

A raccontare la vicenda è la madre (di mestiere dipendente di Ats): “Contatto la pediatra di base dopo due giorni, pensando all’inizio che fosse una semplice influenza. Giustamente la stessa prescrive il tampone per escludere l’infezione da Covid, ma nello stesso giorno mi manda anche la ricetta per l’antibiotico”.

Febbre altissima

La sera, visto che la febbre è a 39,5, inizio con la somministrazione di Augmentin”. Giovedì 10 dicembre il tampone è negativo. Il Covid, dunque, non c’entra. “La pediatra, tramite mail, mi suggerisce di continuare con l’antibiotico”, aggiunge la madre del bimbo, che incontra difficoltà nel contattare la dottoressa, la quale risponde via mail.

“La pediatra non vuole visitare”

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“La febbre non scende – continua la madre del piccolo – e venerdì 11 dicembre riesco finalmente a contattare al telefono la pediatra, che mi dice di continuare con la terapia e non accenna assolutamente alla possibilità di visitare il bambino”.

Interviene un altro medico

La madre non sa che fare, ma si rende conto che la situazione è grave: “A questo punto – spiega – decido di chiamare un pediatra privato, che visita mio figlio il giorno stesso. La diagnosi è mononucleosi, quindi l’antibiotico era inutile. Curato con cortisone, il bimbo si è sfebbrato la sera stessa”. Tutto è bene quel che finisce bene, per carità. Ma restano moltissimi dubbi sul comportamento della pediatra di base.

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