Per mesi li abbiamo chiamati eroi, ma quanto guadagna un infermiere? Accanto allo stipendio base, si aggiungono ridicole indennità per le notti e per i festivi. Intanto il bonus da 1.000 euro, promesso dalla Regione, non arriva. Testimonianza esclusiva dall’ospedale Fornaroli di Magenta

10 AGOSTO 2020

di Francesca Ceriani

MAGENTA (MILANO) – Li abbiamo chiamati eroi per mesi, durante la pandemia da Coronavirus. Li abbiamo ringraziati, lodati, abbiamo promesso loro riconoscimenti. E oggi le istituzioni, quelle stesse istituzioni che sono andate sotto gli ospedali per ringraziarli, si sono dimenticate di loro, gli infermieri.

La busta paga di un infermiere

Il bonus della Regione

Il bonus da 1.000 euro promesso dalla Regione non è ancora arrivato e le buste paga sono sempre le stesse, con indennità di rischio ridicole. A denunciare questa incresciosa situazione è Stefania Marta Piscopo, magentina, infermiera libera professionista e impiegata per 10 anni nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Magenta.

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La testimonianza

Stefania, durante la pandemia, non si è tirata indietro e non appena un ospedale della zona le ha chiesto di rientrare in Rianimazione, lei ha accettato. Parlando con i colleghi e vedendo la loro busta paga, Stefania è rimasta esterrefatta.

Le indennità per notti e festivi

“Lo stipendio base – spiega – è uguale per tutti. La differenza la fanno le indennità per i turni di notte, i festivi e il fatto di lavorare in un’area critica. L’indennità aggiunta allo stipendio base per il turno notturno è di 2,74 euro lorde all’ora, quella per i festivi è di 17 euro lordi a turno mentre per la reperibilità di 12 ore in un giorno vengono riconosciuti 18 euro lordi per l’intera giornata”.

Stefania Piscopo, per 10 anni infermiera nel reparto Rianimazione dell’ospedale Fornaroli di Magenta: “Non chiamateci eroi, ma riconoscete il nostro lavoro”

L’indennità Covid

E l’indennità per chi ha lavorato nel periodo Covid? “Per quello, i miei colleghi hanno ricevuto 1,76 euro lordi all’ora per il rischio infettivo”, spiega l’infermiera che, essendo libera professionista, non riceve una busta paga.

I turni durante l’emergenza

E aggiunge: “Durante l’emergenza i turni duravano 6 ore. In quell’arco di tempo se, per esempio, ti scappava la pipì, non potevi farla perché il momento della svestizione era un momento critico e servivano altre persone per aiutarti a togliere la tuta. Se avevi sete, non potevi bere. Insomma, per 6 ore bisognava tenere addosso tute e mascherine, senza mai togliersi nulla”.

La busta paga

Facendo i calcoli, quindi, se lo stipendio base di un infermiere è di 1.450 euro circa, aggiungendo le indennità si arriva a circa 1.750 euro al mese, per lavorare in reparti delicati e a rischio come la Rianimazione. Un problema che, come spiega Stefania, non riguarda solo un ospedale specifico, ma ovviamente è generalizzato.

“Non chiamateci eroi”

“Noi non vogliamo essere chiamati eroi e non ci interessano i bonus. Potremmo anche ringraziare per quello che vediamo come un regalo, ma non è questo il punto – aggiunge – A noi importa solo che vengano riconosciute la nostra professionalità e le nostre competenze”.

Sanità da rottamare

La speranza era che, passata l’emergenza, qualcosa cambiasse, ma così non è stato: “Durante il Covid si è solo visto come lavoriamo – conclude Stefania – Noi abbiamo solo fatto il nostro lavoro, che ci siamo scelti e che amiamo. Perché non ci viene riconosciuto? E’ l’intero sistema che non funziona”.  

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