Trasporto disabili sospeso: “Mortificati”

Bareggio, l’amministrazione nega un contributo maggiore alla Uildm, che erogava il servizio di trasporto disabili: parla la presidente

di Francesca Ceriani

BAREGGIO (MILANO) – La sezione di Bareggio della Uildm, l’Associazione italiana lotta alla distrofia muscolare costretta a sospendere il trasporto per persone disabili.

Michela Grande, presidente della Uildm di Bareggio

Trasporto disabili sospeso, parla la presidente

A parlare è la presidente del gruppo, Michela Grande, che con voce affranta e commossa spiega i motivi di una decisione tanto sofferta. “Abbiamo iniziato il servizio di trasporto perché avevamo a disposizione alcuni volontari. Con esperienza, delicatezza e impegno svolgevano il loro compito occupandosi anche dei territori limitrofi. Ormai, per loro, era diventato un vero e proprio lavoro, che li teneva impegnati dalla mattina alla sera”. Poi, piano piano, complice anche la pandemia, i volontari sono venuti a mancare e uno di loro, l’ultimo rimasto, ha chiesto all’associazione un piccolo rimborso spese visto il tanto impegno profuso.

Il contributo negato per il trasporto disabili

Una richiesta legittima, che però la Uildm non è stata in grado di soddisfare. “Il Comune ci rimborsa 0,52 centesimi a chilometro. Il nostro furgone, attrezzato per il trasporto disabili, è datato e ha dei costi elevati, visto anche che si arrivava a percorrere 100 km al giorno. Quando il volontario ci ha chiesto un rimborso, abbiamo fatto presente la situazione al Comune, chiedendo un aiuto, magari aumentando il contributo annuale o innalzando il rimborso sui chilometri percorsi. Ma ci è stato detto di no. A malincuore, non avendo più persone e non riuscendo più a sostenere i costi, abbiamo detto al Comune che avremmo sospeso il servizio”. L’associazione ha garantito il servizio fino a ottobre 2021, quando il Comune non ha trovato un altro ente per svolgerlo. Pagando più di quanto dava come contributo alla Uildm.

“Mi sono sentita mortificata”

“Quello che mi ha fatto sentire mortificata – continua Grande – è che quando abbiamo comunicato che eravamo a malincuore costretti a sospendere il trasporto, il comune ci ha chiesto indietro la sede, che occupiamo dal 1989, quando ancora non facevamo questo servizio. Ho spiegato che la sede ci serve indipendentemente dal trasporto e, dopo aver prodotto un’accurata documentazione, che comunque consegno ogni anno in Comune insieme ai bilanci, mi hanno detto che abbiamo diritto di restare. Abbiamo sempre lavorato bene, con impegno, trasparenza: l’associazione è la mia seconda casa. Posso capire l’impossibilità di aumentarci il contributo, ma ora pagano molto di più. Infine, quello che mi dispiace, è che in questi mesi di dialogo e di ricerca di una soluzione con gli uffici, non ho mai visto nemmeno una volta la sindaca. Ci siamo sentiti inascoltati, è stato innalzato un muro. Comunque l’importante è che il servizio vada avanti”.