VIDEO – Abbiategrasso, Lacanu attacca Catania: “Non vuole la Commissione antimafia e difende un imputato per mafia nel processo Hydra”

Il capogruppo Pd Andrei Lacanu punta il dito sull’inopportunità politica del consigliere-avvocato Francesco Catania, che difende un imputato di mafia. Sullo sfondo l’inchiesta Hydra e il silenzio del sindaco Cesare Nai GUARDA IL VIDEO

di Ersilio Mattioni

ABBIATEGRASSO (MILANO) – L’inchiesta Hydra irrompe con forza nel dibattito politico cittadino e lo fa attraverso un affondo diretto e articolato del capogruppo del Partito democratico Andrei Lacanu contro il consigliere comunale e avvocato Francesco Catania. Al centro, non la colpevolezza penale di alcuno, ma l’inopportunità politica ed etica di un doppio ruolo che, secondo il Pd, mette in discussione la tutela dell’interesse e della reputazione della città.

L’affondo in aula del Pd

Nel corso del consiglio comunale di venerdì 23 gennaio, Andrei Lacanu ha ricostruito il quadro giudiziario emerso dall’inchiesta Hydra, ricordando le condanne già arrivate nel rito abbreviato e il riconoscimento, da parte del gup, dell’esistenza di un sistema mafioso lombardo fondato sulla collaborazione tra organizzazioni criminali. Un contesto che, per il Pd, rende politicamente rilevanti anche le scelte amministrative e istituzionali compiute ad Abbiategrasso. Lacanu ha rivendicato la centralità del tema non solo sul piano giudiziario, ma su quello politico, sottolineando come la mafia contemporanea “non si insinua più con le bombe, ma dove c’è disponibilità a chiudere un occhio”.

LACANU ATTACCA CATANIA

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Il nodo Catania e il conflitto di interessi

Il cuore dell’intervento riguarda Francesco Catania, indicato come “alfiere, quantomeno retorico” di una linea che ha visto l’amministrazione rifiutare la costituzione di una commissione antimafia e la scelta di non costituirsi parte civile nel processo Hydra. Una posizione che, secondo il Pd, si aggrava nel momento in cui Catania è anche difensore di Diego Cislaghi, cittadino di Abbiategrasso imputato per mafia nello stesso procedimento. Lacanu ha elencato una serie di elementi: la contrarietà costante alla commissione antimafia, gli attacchi pubblici ai magistrati di Hydra, la delegittimazione delle associazioni antimafia, fino alle minacce di querele temerarie sui social. Presi nel loro insieme, per il Pd, questi fattori configurano un conflitto di interessi politico-istituzionale, pur in assenza di rilievi penali.

La linea difensiva di Catania

Catania ha replicato richiamando con forza il principio della presunzione di innocenza, il ruolo costituzionale dell’avvocato e il rischio di derive “populiste” legate alle commissioni antimafia. Ha respinto ogni accusa di vicinanza a interessi mafiosi (accuse che tuttavia nessuno gli ha mai mosso), sostenendo che difendere un imputato non può essere considerato uno stigma politico. Una replica che però, per il Pd, non scioglie il nodo di fondo: non si tratta di diritto di difesa, ma di scelte pubbliche e di dove un amministratore decide di spendere il proprio credito politico.

Il silenzio del sindaco Nai

In questo scenario colpisce l’assenza di una presa di posizione del sindaco Cesare Nai. Nonostante le intercettazioni note, il mancato ricorso alla parte civile e il dibattito acceso in aula, il primo cittadino non è intervenuto per chiarire la linea dell’amministrazione su Hydra e sulle ricadute istituzionali per Abbiategrasso. Un silenzio che, mentre lo scontro politico si alza, rischia di diventare esso stesso una scelta. E di lasciare senza risposta la domanda che ormai attraversa il Consiglio comunale e la città: di fronte a uno dei più grandi processi di mafia degli ultimi vent’anni, da che parte sta Abbiategrasso?