Cronaca – Corsi di arabo a scuola: professori spaccati

All’istituto superiore ‘Torno’ di Castano Primo, nel Milanese, il 30% dei docenti vota ‘no’ per paura. Ma alla fine il progetto ottiene successo

14 DICEMBRE 2017

di Vanessa Valvo

CASTANO PRIMO (MILANO) – Una cultura straniera che suscita diffidenza anche tra i professori del Torno, istituto di istruzione superiore a Castano Primo, nel milanese. Un bel 30% dei docenti, tra astenuti e contrari, non ha così votato a favore del corso di arabo iniziato in settimana che, però, ha avuto un boom d’iscritti. Quasi 40, tra alunni e insegnanti, sono i partecipanti di quello che doveva essere un corso destinato ad alfabetizzare gli studenti di madre lingua araba che, per lo più nati nel Bel paese, non sanno scrivere in Italiano. In realtà, solo 4 stranieri alla fine hanno colto l’opportunità: i rimanenti della classe così formata, infatti, sono tutti alunni italiani e insegnanti, che alla fine delle lezioni riceveranno pure un attestato.

Le perplessità dei docenti

Al di là delle perplessità sollevate da qualche professore, dunque, l’arabo interessa più agli studenti italiani, che hanno voglia d’imparare qualsiasi altra lingua straniera. Rispetto all’inglese o al francese che al Torno vengono insegnati regolarmente, l’arabo non è stato visto così di buon occhio. Motivazioni che non sono uscite apertamente in sede di votazione del collegio docenti, ma che sono comunque filtrate da dietro le quinte.

I retroscena

L’inquietudine suscitata dal fatto che l’arabo potesse in qualche modo rafforzare una certa identità etnica, piuttosto che veicolare a un’islamizzazione degli alunni stranieri risulta ridicola anche in virtù dello stesso docente che tiene il corso: Ahmed Ben Khalfa è un professore di origine tunisina, da settembre al Torno per insegnare francese. E impiegherà parte del suo monte ore anche per l’arabo, senza, quindi, spese aggiuntive per la scuola. Lavorando pure per il Tribunale di Milano, è un docente culturalmente preparato anche nella mediazione culturale, più di altri colleghi italiani.