Vigili nella bufera a Boffalora Sopra Ticino, nel Milanese, dove un imprenditore prima riceve l’ok per dare il via alla sua attività e poi riceve l’ordine perentorio di chiudere, dopo aver investito denaro, tempo e lavoro. Il cittadino si sfoga contro la polizia locale: “Mi hanno rovinato”. Il sindaco: “Dispiace intervenire su un’attività commerciale, ma non potevamo fare altrimenti”

15 NOVEMBRE 2016

di Francesca Ceriani

BOFFALORA SOPRA TICINO (MILANO) – E’ una storia che ha dell’incredibile, quella di Walter Rinaldi, gestore del bar ‘La Locanda’, a Boffalora Sopra Ticino, nel Milanese. Il 15 novembre il bar dovrà chiudere, nonostante Rinaldi abbia ricevuto, pochi mesi fa, tutte le autorizzazioni per aprire il locale.

I fatti

Ma andiamo con ordine. Spiega Rinaldi: “A marzo ho chiesto l’autorizzazione per aprire un bar in un locale sfitto. Dopo aver ricevuto risposta positiva dal Comune ho iniziato i lavori necessari e ho effettivamente aperto a fine luglio. Prima di aprire io e il mio commercialista abbiamo compilato tutti i moduli e li abbiamo inviati in Comune; una volta ricevuto il via, ho aperto il bar”. E fin qui nulla di strano, tant’è che Rinaldi inizia a svolgere l’attività senza alcun problema, esponendo tutti i documenti riguardanti le norme, documentazione consegnata dal comandante della polizia locale, Ilario Grassi, all’imprenditore.

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I pasticcio dei vigili

A fine agosto iniziano i problemi, come spiega lo stesso gestore: “A fine agosto dalla polizia locale mi fanno sapere che sono state riscontrate alcune anomalie, poiché in questo locale non avrei potuto aprire un’attività con somministrazione di cibi e bevande; l’immobile infatti, come previsto dal Piano di governo del territorio, ricade in ‘ambito agricolo’. Ma Grassi mi aveva assicurato che era un problema risolvibile. A metà settembre la sorpresa: ricevo una raccomandata firmata dal comandante Grassi, in cui mi viene intimato di chiudere il locale entro 60 giorni.

L’incontro

Ho chiesto un incontro alla presenza del sindaco Curzio Trezzani, del comandante Grassi, della responsabile dell’ufficio tecnico, Gabriela Nava, e della figlia del proprietario dello stabile, deceduto a giugno”. Da quell’incontro però Rinaldi non porterà a casa nessuna buona notizia; gli viene infatti ribadito che il locale non avrebbe potuto rimanere aperto, anche se c’era ancora una speranza: “Mi avevano promesso che avrebbero sentito Città Metropolitana per cercare di risolvere la situazione, ma il giorno dopo l’incontro Nava mi ha telefonato per dirmi che non c’era stato niente da fare e avrei dovuto chiudere”.

L’imprenditore: “Mi hanno rovinato”

La rabbia di Rinaldi, che tutti i giorni parte da Besana Brianza alle 2 del mattino per aprire il suo bar, è tangibile, anche perché ora dovrà ricominciare tutto daccapo. Tante poi le domande, alle quali Rinaldi non riesce a trovare risposta. Una in particolare: “Mi hanno rovinato. Perché se non si poteva aprire un’attività, mi hanno concesso tutti i permessi? Non hanno fatto dei controlli preliminari?”

La risposta del sindaco

Il sindaco Curzio Trezzani, interpellato da Libera Stampa l’Altomilanese, ha fornito la sua versione dei fatti: “Ho incontrato il signor Rinaldi e gli ho spiegato la situazione: mi dispiace che lui perda dei soldi ed è brutto dover intervenire sulle attività imprenditoriali, ma non aveva né i requisiti né i permessi per aprire un bar in quel locale; quell’area ricade in ambito agricolo o, al massimo, sarebbe stato possibile aprire una parrucchiera, cioè l’attività che c’era prima. Abbiamo cercato di capire se si poteva fare qualcosa, ma non è stato possibile fare altrimenti”. E aggiunge: “Rinaldi forse si è affidato alle persone sbagliate: non ha chiesto i permessi preventivi, non ha seguito la procedura corretta e probabilmente chi gli ha affittato il locale gli aveva prospettato un’altra situazione. La polizia locale ha seguito la parte dei permessi per la somministrazione di alcolici, ma la parte urbanistica la segue l’ufficio tecnico che, eseguiti i controlli, ha rilevato alcune irregolarità”.

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