L’ex candidato sindaco di Magenta, Enzo Salvaggio, analizza la sconfitta elettorale e spiega le sue idee per il futuro

di Francesca Ceriani

MAGENTA (MILANO) – A un mese dalle elezioni comunali, che hanno incoronato Luca Del Gobbo, abbiamo intervistato il principale competitor, l’ex candidato sindaco del centrosinistra Enzo Salvaggio.

Consigliere Enzo Salvaggio, è passato un mese dal ballottaggio. In queste settimane avete avuto modo di analizzare le cause che hanno portato alla vostra sconfitta?

“Innanzitutto vorrei ringraziare Pd, Magenta Percorsi, Uniti per Magenta e tutti i cittadini che mi hanno sostenuto e hanno accettato questa sfida. Abbiamo capito che tra 5 anni dovremo essere di più, non di meno, e chiamare al voto chi non siamo riusciti a coinvolgere. Personalmente, ho fatto degli errori: avrei dovuto coordinare meglio il gruppo e ho sottovalutato il lavoro silente di Del Gobbo, che alla fine è stato efficace”.

Sulla sconfitta ha influito anche il mancato accordo con Silvia Minardi al ballottaggio?

“Sicuramente sì. Le sue civiche ci hanno tolto molto al primo turno. Al secondo, qualcuno di loro ci ha votati, ma non è bastato”.

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Al netto degli errori, quali sono i meriti che riconosce alla sua coalizione e al lavoro svolto prima e durante la campagna elettorale?

“In 5 anni di opposizione siamo stati attenti e presenti, abbiamo raccolto le istanze dei cittadini, ascoltandoli. Il consenso del segretario Pd Luca Rondena e il 20% preso dal partito sono la dimostrazione buon lavoro fatto. E’ piaciuto molto, poi, il nostro ‘Passo passo tour’, durante il quale abbiamo incontrato le persone e le abbiamo ascoltate. Le persone si sono riconosciute nel nostro programma e anche quelli che poi hanno deciso di non sostenerci ha apprezzato il nostro lavoro”.

Un’immagine del ‘Passo passo tour’

Nonostante la sconfitta, lei personalmente ha raccolto parecchi attestati di stima. Come ha vissuto questi momenti?

“Al termine del ballottaggio ho ricevuto numerose telefonate, cariche di affetto e apprezzamenti per il mio comportamento. E’ stata una campagna elettorale senza esclusione di colpi, ma nel rispetto dell’avversario, leale. E’ stato commovente ricevere tanti attestati di stima, anche da persone politicamente lontane da me”.

Come valuta le nomine degli assessori della giunta Del Gobbo?

“Una grande delusione, soprattutto per i nomi di Gelli e Tenti. Non è per le persone, sia chiaro, ma perché con la loro nomina Del Gobbo ha dimostrato di non sapersi distaccare dalle logiche di partito, che hanno imprigionato la legislatura di Calati e non hanno permesso alla nostra città di svilupparsi. Non ha saputo rinnovarsi e non ha premiato chi la città ha apprezzato, come Luca Aloi. Mi aspettavo più coraggio”.

Come sarà l’opposizione del centrosinistra?

“Sarà senza sconti. E abbiamo già iniziato, protocollando un’interrogazione relativa ai lavori pubblici in città”.

E il rapporto con Minardi come sarà?

“Con Minardi ho sempre cercato di parlare: in 5 anni abbiamo votato il 90% delle volte allo stesso modo. Avevamo i programmi migliori e avrei preferito sfidarmi con lei al ballottaggio: la città ne avrebbe guadagnato. La politica deve avere la capacità di trascendere eventuali incomprensioni personali e avere come orizzonte il bene della città. Non si devono alzare muri e barriere. E non mi riferisco solo a Minardi”.

Tra 5 anni, sarà ancora lei il candidato del centrosinistra?

“Io non sono come quei politici che, quando perdono, lasciano. La candidatura è emersa da un percorso di fiducia. Lavorerò in opposizione per 5 anni e ad oggi la mia ricandidatura non è in discussione. Tra 5 anni vedremo quello che il centrosinistra deciderà di fare e quale sarà il percorso da intraprendere per pro