Il movimento di Silvio Berlusconi è in coma: non si libera dei ‘vecchi’ e il segretario Sammartino non decide su nulla

Scherzava, Enrico Sammartino, quando lo scorso primo dicembre dichiarava in una nota “Siamo coesi più che mai”. Scherzava, perché delle due l’una: o la coesione consiste nell’essere tutti d’accordo nel non fare nulla oppure quella roboante dichiarazione nascondeva il vuoto assoluto di un partito che ha perso uomini, donne, idee ed elettori. In un’espressione, ha perso la bussola. La verità è che il ‘povero’ Sammartino non decide su nulla, figuariamoci su vecchie volpi della politica come Tino Viglio e Felice Sgarella. La verità, cioè, è che Forza Italia oggi, a Magenta, non è un partito, ma una piccolissima lobby, dove ognuno si fa i fatti suoi e cerca di preservare a tutti i costi quel posticino che conta niente ma che è pur sempre un lustrino di rappresentanza. E così, va da sé, non si va da nessuna parte. Viglio, in cuor suo, medita di essere ancora il candidato sindaco (ipotesi che, se si verificasse, farebbe stappare al Pd bottiglie di champagne) e Sgarella sembra avere l’unico scopo di impedire la candidatura di Emanuele Torreggiani per lanciare quella di Elisabetta Lanticina. La signora – avvocato di professione – è stata negli anni molto vicina alla corrente degli ex socialisti di Alessandro Colucci. Proprio come Sgarella. Il problema che Lanticina non sembra avere né la voglia né il carisma per guidare il centrodestra in questa delicata fase storica. E poi, chi lo spiega alla Lega Nord? Il bizzarro progetto è morto il culla.    E.M.

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