Il maxi evento nazionale si ridimensiona, il vicepresidente Pietro Dallù: “così era troppo faticoso”

di Francesco Colombo, Daniele Di Sica e Lorenzo Rotella

Il Rugby Sound Festival di Parabiago passa da 10 a 5 giorni di festa. Lo ha scoperto in queste ore, in esclusiva, il settimanale ‘Libera Stampa l’Altomilanese’, grazie a fonti interne all’organizzazione dell’evento. A confermare il ridimensionamento della manifestazione è Pietro Dallù, ex giocatore di rugby e vicepresidente della squadra cittadina: “Non saranno più dieci giorni perché i ragazzi sono impegnatissimi, abbiamo 180 volontari che hanno lavorato incessantemente per dieci giorni quest’anno, e sono faticosi. Nessuno – prosegue il dirigente – percepisce alcun guadagno dagli incassi del Parabiago Rugby Sound, sono tutti giovani volontari. Al massimo si mangiano un panino o si bevono una birra. Questa è la nostra filosofia, il nostro slogan”. Alla base della decisione dei dirigenti della squadra di rugby ci sarebbero, in buona sostanza, due ragioni. La prima è di tipo squisitamente economico: pare, infatti, che sia sempre più complessa l’organizzazione di un evento così importante per così tanti giorni. Gli artisti che vengono chiamati a esibirsi sul palco, infatti, sono di caratura nazionale, e i cachet da spendere per riuscire a portarli a Parabiago sono diventati col tempo sempre più onerosi e proibitivi. Pur senza chiudere in negativo, è evidente che in un momento di crisi generale dell’economia la scelta di mantenere un profilo basso sull’evento potrebbe rivelarsi corretta. In secondo luogo, c’è la questione volontari: così come dichiarato da Dallù nessuno – tra i ragazzi che giocano a rugby e che organizzano l’evento – percepisce un compenso per il lavoro di organizzazione e gestione dell’iniziativa. E, obiettivamente, è comprensibile che 10 giorni di duro lavoro sotto i tendoni della birra e delle salamelle possa risultare piuttosto faticoso e impegnativo. Più cauto, per quel che riguarda l’edizione 2016 del Parabiago Rugby Sound, Marco Marazzini, presidente della squadra: “Se lo sapete voi, sarà così. Io non confermo questa notizia”. E d’altra parte occorre ponderare bene le decisioni, visto che si sta parlando di un evento che è diventato un vero e proprio punto di riferimento per i giovani di tutto l’Altomilanese e che ha assunto valenza nazionale. I numeri dello scorso anno sono impressionanti: indiscrezioni (dati ufficiali, ancora non ce ne sono) parlano di 10.000 spettatori che hanno assistito al concerto del big Caparezza con centinaia di migliaia di euro di guadagno per gli organizzatori. Di fronte a simili cifre e a un evento di tale portata, c’è solo da augurarsi che la manifestazione possa andare avanti e che, seppur ridimensionata, la festa continui a far divertire e sognare decine di migliaia di giovani.

Cucchi: “Siamo pronti a dare una mano”. Uno dei cuochi: “Bene, si torna all’origine”

Sono diverse le reazioni in seguito alla decisione dei dirigenti del Rugby Sound di dimezzare le date della manifestazione per il 2016. Politici e giovani vogliono dire la loro, a partire dall’Amministrazione comunale. Il sindaco, Raffaele Cucchi, si dice pronto ad ascoltare le necessità dell’associazione sportiva: “Non ho ancora il potere di prevedere i problemi. Parleremo coi vertici, siamo disponibili a dare una mano se ce ne fosse bisogno”. Alessandra Ghiani, consigliere Pd, chiosa: “Se la dirigenza ha scelto di accorciare il festival, non possiamo certo fargliene una colpa, del resto l’impegno è arduo”. Sullo stesso piano Andrea Lotterio, capogruppo di Forza Italia: “È chiaro che più a lungo dura il Rugby Sound, meglio è per tutti. E’ un evento in grado di attirare gente da tutta Italia.” Più nostalgico, invece l’intervento di Christian Vitali, unico rappresentante dei 5 Stelle in consiglio comunale: “Da quando era una semplice festa del Rugby allo stadio, l’ho sempre vissuta bene. I ragazzi erano riusciti nell’impresa di trasformare un evento locale in uno internazionale, dispiace fare un passo indietro”. Più netti, invece, alcuni giovani di Parabiago. “Se ora riducono le date – ci dice un ragazzo – è perché hanno capito che alla gente non interessa pagare ogni serata solo per entrare. Quest’anno, ad esempio, Caparezza è stato un successo, ma durante la settimana si è vista meno gente rispetto agli anni scorsi”. Altri ancora entrano nel dettaglio: “Quando andavo al Rugby nelle scorse edizioni, sapevo che le serate erano gratis, dovevo solo spendere per mangiare e bere. Sono due anni che invece mi tocca scegliere se seguire un concerto o consumare qualcosa nei chioschi”. Significativa, infine, la dichiarazione di un ex rugbista locale, più volte volontario nelle cucine: “Era ora che tornassero indietro! Il vero Rugby Sound era quello che radunava persone di ogni età in una grande festa. Si era arrivati al punto di prenotare prima i biglietti per una serata, altrimenti finivano!”. F.C., D.D.S. e L.R.

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