Robecchetto, 8 consiglieri comunali si dimettono e mandano a casa il sindaco: “Il paese merita persone perbene”. Arriva il commissario

Le dimissioni contestuali di 8 consiglieri comunali (la maggioranza assoluta) provoca la caduta di sindaco e giunta. Arriva il commissario: elezioni anticipato a fine anno

di Ersilio Mattioni

ROBECCHETTO CON INDUNO (MILANO) – Questa mattina, martedì 2 Aprile 2024, i 4 consiglieri di minoranza Andrea Francesco Nobili, Antonio Seminara, Francesca Delle Stelle e Gabriele Marzorati si sono dimessi dalla loro carica. Stessa scelta hanno compiuto altri 4 membri della maggioranza: il vicesindaco Alessandro Mollica, l’assessora Claudia Chiodini, i consiglieri Sofia De Dionigi e Marta Langè (quest’ultima assessora fino al 27 marzo scorso). Le dimissioni contestuali della maggioranza assoluta dei consiglieri ha provocato la caduta del sindaco Giorgio Braga (che nei 2021 aveva stravinto le elezioni e ottenuto la riconferma con il 66,73%) e della sua giunta. In paese sta per arrivare il commissario.

Arriva il commissario

Se le dimissioni non saranno ritirate nelle prossime due settimane (ipotesi che al momento non sembra realistica), al prefetto di Milano non resterà altra soluzione, se non decretare lo scioglimento del consiglio comunale e nominare un commissario. Quest’ultimo amministrerà il Comune fino alle elezioni anticipate, che con ogni probabilità saranno indette per la fine dell’anno.

La crisi politica

Ma cosa ha comportato le dimissioni di massa di 8 consiglieri comunali, tra cui 4 maggioranza? In un comunicato stampa gli 8 dimissionari parlano di “scelta difficile e sofferta, rimandata a lungo per il senso di responsabilità civica verso la comunità. Una scelta molto meditata, ma resasi inevitabile perché Robecchetto con Induno è un paese di persone perbene che merita degli amministratori perbene”. Parole durissime, così motivate: “Le dinamiche di palazzo, le angherie e l’assoluta mancanza di confronto e trasparenza hanno frantumato il rapporto di fiducia degli amministratori di maggioranza, alcuni dei quali si sono trovati nella condizione di preferire la propria dignità alla loro poltrona”.

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