Si celebra oggi la giornata mondiale per la sensibilizzazione e lotta contro i disturbi del comportamento alimentare

2 GIUGNO 2019

di Elisa Turati

MONDO – La famosa scrittrice Chiara Gamberale in un suo romanzo scriveva: “Non c’è male più arrogante del disturbo alimentare e della sua folle pretesa di una perfezione non difficile”. E lei lo sa bene avendo sofferto di anoressia nel periodo adolescenziale. La ricerca ossessiva di una perfezione immaginata nella propria testa diventa la chiave per poter essere accettati e piacere agli altri; perché solo se la società ci accetta allora accettiamo noi stessi. E’ una ricerca della perfezione che non solo può portare a grandi problemi di salute ma direttamente alla morte. Ma che cos’è un disturbo alimentare?

Disturbi alimentari: la definizione

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Il disturbo del comportamento alimentare (Dca) sono malattie complesse che implicano un rapporto anomalo con il cibo creato da condizioni di disagio psicologico o emotivo che portano, colui che ne è affetto, a vivere con l’ossessione verso il peso e la propria forma fisica, alterando l’immagine di sé. Ma i disturbi alimentari si spingono molto oltre al numero segnalato dall’ago della bilancia poiché il peso è uno dei fattori che indicano la presenza della malattia, ma non il solo: anche persone normopeso posso soffrire di questo tipo di disturbi. Essi non si fermano all’apparenza fisica che non è altro che la punta dell’iceberg, la manifestazione finale di un disagio molto più intimo e profondo.

I dati

Nel mondo oltre 70 milioni di persone soffrono di queste malattie mentre in Italia circa 3,2 milioni ne sono affette, perlopiù donne (95 per cento): nelle donne si riscontrano 8-9 casi nuovi di anoressia e 12 di bulimia all’anno per 100.000 persone contro lo 0,02-1,4 degli uomini che entrano nel tunnel dell’anoressia e 0,8 in quello della bulimia. In genere i disturbi alimentari si verificano nel periodo compreso tra i 15 e i 24 anni anche se non c’è un’età precisa e oggigiorno l’esordio è sceso fino agli 8-10 anni. E’ importante sottolineare che essi sono la seconda causa di morte tra i giovani dopo gli incidenti stradali: solo in Italia sono circa 3.370 le persone decedute in seguito ai dca.

Le cause

Le cause che possono scatenare questo tipo di malattie possono essere determinate da fattori biologici, genetici e psicosociali. Inoltre, secondo alcuni studi scientifici, vi sono delle condizioni di predisposizione che possono portare allo sviluppo dei disturbi alimentari; come la familiarità con i disturbi stessi, la depressione, l’abuso di sostanze, possibili eventi traumatici, malattie croniche dell’infanzia, difficoltà alimentari precoci, appartenenza a gruppi sociali nei quali è maggiore la pressione socio-culturale verso la magrezza, la percezione e l’interiorizzazione dell’ideale di magrezza, l’insoddisfazione della propria immagine corporea, scasa autostima, perfezionismo e stati emotivi negativi.

Le tipologie più conosciute: anoressia, bulimia, binge eating

Esistono diverse tipi di disturbi alimentari; alcuni più conosciuti, altri decisamente meno. Quelle più note sono l’anoressia nervosa, la bulimia e, anche se in misura molto minore, il binge eating (disturbo da alimentazione incontrollata). L’anoressia nervosa è decisamente quella con il più elevato tasso di mortalità. Essa si manifesta in maniera graduale e consiste nella riduzione dell’apporto calorico per spingersi poi alla vera e propria esclusione di determinati cibi. Durante il primo periodo della malattia, il soggetto appare quasi contento a causa della perdita di peso e soddisfatto per il senso di onnipotenza che prova per essere in grado di controllare la fame. Nelle fasi successive, però, la persona comincia a sviluppare delle vere e proprie ossessioni verso il corpo e il peso e più dimagrisce, più cresce la paura di ingrassare. Incomincia un controllo delle calorie serrato, della propria immagine riflessa allo specchio, della bilancia e impiega diverse ore per mangiare il cibo che viene spesso sminuzzato. Vi sono due modalità in cui il soggetto controlla l’assunzione calorica: tramite la restrizione, quindi adottando diete estreme o praticando un’intensa attività fisica; oppure tramite abbuffate e condotte di eliminazione, cioè vomito autoindotto, assunzione di lassativi, diuretici, farmaci anoressizzanti. Anche nel caso della bulimia il cibo viene espulso tramite gli stessi metodi utilizzati dai soggetti anoressici, ma ciò che distingue la bulimia dall’anoressia sono le ricorrenti abbuffate. Infatti, chi è affetto da bulimia soffre di crisi bulimiche, ovvero, consuma grosse quantità di cibo in poco tempo, spesso in solitudine per la vergogna di farsi vedere dagli altri mentre si ingeriscono gli alimenti. Le abbuffate si verificano in seguito a sentimenti di insoddisfazione, di vuoto, solitudine, di stress e, ingenerale, per la mancanza capacità di padroneggiare i propri sentimenti. Dopo l’abbuffata, il soggetto sembra raggiungere una certa tranquillità, destinata però a scemare per lasciare spazio a autocritica e depressione. Decisamente meno conosciuto e molto più sottovalutato è il binge eating. Questo disturbo si caratterizza per la manifestazione ricorrente di abbuffate, senza espulsione, realizzate in breve tempo perdendo il controllo dell’azione di mangiare: spesso chi ne soffre parla di episodi di depersonalizzazione o estraneazione, è come se non fosse presente mentre avviene l’attacco e prova un senso di incapacità di smettere di assumere cibo. Chi soffre di binge ingerisce qualsiasi tipo di alimento pur di calmare la propria ansia, nonostante sia perfettamente consapevole che potrebbe recare danni alla propria salute a causa dell’eccessiva assunzione di calorie, zuccheri, grassi e altro. Questo disturbo è stato riconosciuto come dca dal ‘Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali’ (Dsm-5) solamente nel 2013 e ancora oggi fatica a essere riconosciuto e preso sul serio.

I disturbi alimentari meno noti

Tra i dca meno noti vi sono sicuramente il disturbo evitante restrittivo che si manifesta attraverso un’incapacità di assumere un adeguato apporto nutrizionale o energetico dettato dalla preoccupazione delle conseguenze spiacevoli del mangiare o un disinteresse nei confronti del cibo stesso; il disturbo da ruminazione, caratterizzato dal ripetitivo rigurgito del cibo che può essere rimasticato e ringoiato; la Pica, cioè l’assunzione di sostanze non nutritive che possono essere carta, capelli, terra e altro; o la sindrome da alimentazione notturna (Night eating syndrome): chi ne soffre si abbuffa di cibo dopo il risveglio o dopo il pasto serale.

Il ruolo dei social network nello sviluppo dei dca

A complicare la faccenda già di per sé complicata, ci sono i social network. Questo tipo di piattaforme sono caratterizzate soprattutto dalla divulgazione delle immagini e hanno un ruolo cruciale nell’amplificare il significato che l’aspetto esteriore possiede nella società esaltando la magrezza e l’apparente perfezione dei corpi a cui si rivolge lo sguardo. Inoltre, esistono dei gruppi social creati apposta per dare consigli su come sviluppare al meglio i dca: sono i siti ‘Pro-Ana’ (pro anoressia) e ‘Pro-Mia’ (pro bulimia). Chiamandoli Ana e Mia, avviene una personificazione dei disturbi che vengono considerati quasi come una sorta di amica accorsa per aiutarti a raggiungere l’obiettivo. Nel 2008 la deputata Beatrice Lorenzin ha presentato per la prima volta un disegno di legge (ddl) volto a punire gli autori di questi siti per “reato di istigazione al ricorso di pratiche alimentari idonee a provocare l’anoressia o la bulimia e, dopo questa proposta, ne sono state presentate altre due molto simili, di cui l’ultimo risale al 2017 firmato da Mario Borghese. Peccato però che, come spesso accade, le proposte di legge si sono arenate in parlamento

Cura e prevenzione

Cosa fare per contrastare l’insorgere di queste malattie? Sicuramente bisogna parlarne e fare prevenzione. Perché non creare degli incontri appositi nelle scuole come si fa per l’educazione all’affettività? I dca sono reali, subdoli e ne soffrono molte più persone di quel che si pensa, senza che si manifestino fisicamente. Nel caso in cui il disturbo si sia già manifestato, è importante creare un buon team di psicoterapeuti, nutrizionisti, educatori e di tutte le figure necessarie per dotare chi ne è affetto degli strumenti per affrontare la malattia.

Due date importanti: 15 marzo e 2 giugno

Per fortuna a livello mondiale, ma soprattutto nazionale, si sta smuovendo qualcosa. Dal 2012 in Italia il 15 marzo è la ‘Giornata del fiocchetto lilla’, dedicata alla sensibilizzazione, all’ascolto e alle informazioni sui dca e, dal 19 giugno 2018, essa è stata sancita dalla Presidenza del Consiglio. Questa ricorrenza è stata creata da Stefano Tavilla, un papà che ha perso sua figlia, Giulia, proprio il 15 marzo per colpa della bulimia. Ma c’è un altro importante appuntamento per farci ricordare che di queste malattie bisogna parlarne di più: il 2 giugno, in concomitanza con la Festa della Repubblica. Da quattro anni si celebra a livello globale il ‘World eating disorder action day’, la giornata mondiale contro i disturbi alimentari nata nei paesi anglosassoni.

I dca non sono capricci ma veri e propri problemi psicologici che nascono da una sofferenza profonda e, soprattutto, non possiedono sesso, religione, razza né età.

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