La testimonianza di Giulia, affetta da sclerosi multipla: “Nel 2008 mi sono svegliata con l’occhio destro completamente appannato. Dopo un ricovero di 13 giorni, mi è stata detto: ‘Tu sai che cos’hai? Hai la sclerosi multipla’. Mi è crollato il mondo addosso. Anni di controlli, cambi di farmaci e una malattia cronica sulle spalle. Ho fatto la visita per l’invalidità civile per ottenere le agevolazioni sul lavoro, previste per legge. Ho ottenuto semplicemente la minima percentuale, forse la sanità italiana vuole che io peggiori ancora, prima di darmi ciò che mi spetta?”

2 marzo 2016

di Laura Oldani

ROMA – L’Agenzia delle Entrate pubblica la nuova guida per le agevolazioni fiscali delle persone disabili, affette da qualsiasi tipo di malattia grave o cronica, come la sclerosi multipla. Ma siamo sicuri che queste persone disabili godano davvero dei diritti ben spiegati nella legge?

In teoria

Nella guida dell’Agenzia delle Entrate vi sono i dettagli sulle agevolazioni fiscali che un disabile può ottenere nel momento in cui gli viene presentata la diagnosi. Nel testo appaiono punti in cui si analizzano le particolari situazioni e le modalità adeguate per ricevere questo tipo di agevolazioni, come per esempio il nucleo familiare, la prole a carico, particolari disabilità o alterazioni della sensibilità e motilità.

La visita per l’invalidità civile

E’ risaputo che, nel momento in cui si riceve la diagnosi di una particolare malattia e si manifestano i primi sintomi di una vita imperfetta, si cerca di arrivare a un punto di incontro tra la sfortuna e la propria dignità. Purtroppo, questo tipo di eventi non si vanno a cercare, nella maggior parte dei casi, quindi pare logico che il disabile voglia continuare a condurre una vita dignitosa, per esempio guadagnandosi la pagnotta. L’unico modo è lavorare, pur in mezzo alle difficoltà, dopo aver fatto la visita per l’invalidità civile. Ottenendo una percentuale di disabilità sulla propria malattia e potendo poi fruire delle agevolazioni previste per legge, delle quali il datore di lavoro deve tenere conto. Ma la fatidica visita non è altro che un colloquio – una chiacchierata informale, da bar – sui sintomi che la malattia ha portato al paziente. Si può mentire spudoratamente sulla propria condizione, esagerare oppure tenere un profilo decoroso e dire solo la verità. Poi però – ci si chiede – come si fa ad attribuire la percentuale di invalidità, se non a spanne? Un’incredibile mancanza di serietà, e di sensibilità per gli ammalati.

La sclerosi multipla

Un passo indietro. Cos’è la sclerosi multipla? Una malattia cronica, degenerativa, formata da diversi stadi. Una malattia degenerativa cronica demielinizzante, in cui vi è la formazione di placche nel midollo spinale, che variano in grandezza e spessore. Più l’apparizione di queste placche aumenta, più aumenta anche il livello della malattia, portando a conseguenze come la riduzione della motilità e, in alcuni casi, la necessità di ricorrere a macchine artificiali per la respirazione o il nutrimento. Non è ancora stata trovata una cura risolutiva né la vera causa che spinge alla formazione della malattia. La ricerca va avanti, anche se molto lentamente.

La legge 68

Tornando al tema che ci sta a cuore, cioè l’inserimento lavorativo delle persone disabili, conviene partire dall’articolo 1 della Legge 68/99, che recita: “La presente legge ha come finalità la promozione dell’inserimento e dell’integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato”. Ogni disabile affetto da una particolare patologia dovrebbe godere di diritti specifici sul posto di lavoro. Ma è tutto sulla carta, perché tra visite ‘barzelletta’, discutibili valutazioni sull’attribuzione delle invalidità e protocolli burocratici, alla fine emerge una verità sconcertante: chi è affetto da patologie gravi diventa incompatibile col mondo del lavoro.

La testimonianza di Giulia, 27 anni

“Nel 2008, di ritorno da una vacanza in Spagna, mi sono svegliata una mattina con l’occhio destro completamente appannato. Pensavo fosse un semplice calo della vista, ma dopo una settimana che questo sintomo non spariva. Sono andata al Pronto Soccorso. Il risultato è stato un ricovero di 13 giorni, esami su esami – a volte anche dolorosi – e una diagnosi della malattia presentata con un tatto a dir poco meraviglioso. Mi è stato detto: ‘Tu sai che cos’hai? Hai la Sclerosi Multipla’. Non nego che in quel momento mi è crollato il mondo addosso. Dopo anni e anni di controlli, cambi di farmaci e una malattia cronica sulle spalle ho deciso di fare la visita per l’invalidità civile, per ottenere le agevolazioni sul lavoro, previste per legge. Ho ottenuto semplicemente la minima percentuale di invalidità, forse la sanità italiana vuole che io peggiori, prima di darmi ciò che mi spetta. L’unica cosa che posso fare è quella di continuare con le mie gambe e sperare che mi vengano riconosciuti questi diritti. Questa malattia, io, non me la sono cercata. Nessuno può farmene una colpa”.