Contestazione degli studenti davanti alla curia di milano: non lo vogliono come prof di religione

di Ersilio Mattioni

Torna Alfredo Celeste. Non è bastato lo scioglimento per mafia del comune, non è bastata la richiesta di condanna a 3 anni e 6 mesi per corruzione, non è bastato il divieto di candidatura imposto dal tribunale e non è bastata neppure la scoppola elettorale della ‘sua’ lista, che è arrivata ultima con il 5,3% restando fuori dal consiglio comunale. E’ un tipo tenace, l’ex primo cittadino del Pdl, secondo alcuni passato a Forza Italia e secondo altri no, fra cui il coordinatore ‘azzurro’ Danilo Patanè, che lo ritiene fuori dal partito di Silvio Berlusconi. Lui però, l’invincibile Alfredo, c’è. E si fa sentire. Ma non sono tempi di tutto riposo per l’ex primo cittadino di Sedriano, che al primo consiglio comunale si è reso protagonista di una polemica fuori campo con il consigliere Pd Maria Teresa Olgiati. E che, l’altro giorno, è stato pure il protagonista involontario di una clamorosa protesta davanti alla Curia di Milano, inscenata dagli studenti di un istituto tecnico che non lo vogliono come insegnante di religione. I fatti. Martedì scorso, durante il primo consiglio comunale dell’era 5 Stelle, Celeste se ne sta buono buono seduto tra il pubblico acconto al fido Adelio Pivetta. Poi, appena la seduta è terminata, si alza di scatto e corre incontro al consigliere Pd Olgiati. La rimbrotta duramente per il suo intervento, quasi fosse ancora il sindaco in carica, ricordandole che la giustizia deve ancora fare il suo corso. Ma cosa aveva detto di tanto grave l’esponente supervotata del Pd? Nulla di che: “Il dato che ritengo allarmante è l’astensionismo. A Sedriano il primo partito è quello di chi non è andato a votare, ovvero il 41% dei cittadini: 3.705, cui si aggiungono 125 persone che non hanno espresso un voto valido. I sedrianesi hanno riconosciuto la validità del nostro programma e dei nostri candidati, ma pensavo, dopo lo scioglimento del comune per infiltrazioni mafiose e dopo il commissariamento, in una partecipazione più massiccia”. Qualcuno spieghi a Celeste che la giustizia deve certamente completare il suo corso, ma lo scioglimento per mafia c’è già stato ed è pure stato confermato dal Tar, cui i fedelissimi dell’ex sindaco avevano fatto ricorso. Per il ‘povero’ Alfredo piove sul bagnato. Passa appena qualche giorno dalla sua performance in aula che a Milano, davanti all’Arcivescovado, un gruppo di studenti dell’istituto Gianbattista Vico di Corsico inscenano una plateale protesta con slogan, striscioni e volantini: “Fuori la mafia dalla scuola” e “Padre Nostro non indurci in concussione”. Ce l’hanno proprio con lui, perché l’ex sindaco è stato nominato per la terza come insegnante di religione dalla Curia, a cui vertici pare non importare molto di infiltrazioni mafiose e accuse di corruzione politica. Persino il sindaco di Corsico è sceso in campo, parlando di “scelta inopportuna e in contrasto con quanto previsto dai requisiti dell’Arcidiocesi di Milano per il riconoscimento dell’idoneità all’insegnamento della religione cattolica”. Ennesima tegola sulla testa di un politico e fervente cattolico, che di ritirarsi dalla scena pubblico non ne vuole sapere.

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