Il decreto governativo sulla cosiddetta Fase 2 non chiarisce cosa si intenda per “stabile legame affettivo”. Secondo l’interpretazione liberale, si applica anche agli amanti; secondo quella restrittiva invece no. Il modello emiliano-romagnolo

3 MAGGIO 2020

di Ersilio Mattioni

ROMA – Il testo del decreto governativo sulla cosiddetta Fase 2 (gli spostamenti ai tempi del Coronavirus) sembra chiaro, soprattutto dopo l’interpretazione fornita dall’esecutivo del premier Giuseppe Conte: “L’ambito cui può riferirsi la dizione congiunti può indirettamente ricavarsi, sistematicamente, dalle norme sulla parentela e affinità, nonché dalla giurisprudenza in tema di responsabilità civile. Alla luce di questi riferimenti, deve ritenersi che i congiunti cui fa riferimento il DPCM ricomprendano: i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo, nonché i parenti fino al sesto grado”.

Il dramma degli amanti

“Stabile legame affettivo”, dunque. E gli amanti? Pensiamo alle persone che, da anni, vivono una relazione clandestina, benché duratura e soddisfacente. A volte uno dei due non se la sente di lasciare il partner, a volte non può lasciarlo per i più disparati motivi (il problema dei figli, per esempio), a volte a entrambi va bene così, perché nella vita si intrattengono tante relazioni e per fortuna non c’è l’obbligo di dare spiegazioni allo Stato. In conclusione, gli amanti si possono vedere oppure no?

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L’interpretazione restrittiva

In attesa che il Governo sciolga i dubbi, si fa largo un’interpretazione restrittiva, secondo la quale gli amanti non sarebbero una categoria da ricomprendere sotto la dizione congiunti. Qui però si apre un problema serio, perché un’interpretazione del genere è di ordine morale e tutti conosciamo i disastri del cosiddetto Stato etico, teorizzato da Hegel. Lo Stato, insomma, che pone se stesso come fine supremo e arbitro assoluto del bene e del male. Anche no.

L’interpretazione liberale

C’è però anche un’interpretazione liberale, che scorge negli amanti l’essenza autentica dei legami affettivi. E del resto una che se ne intendeva, Marilyn Monroe, scrisse che “i mariti non sono mai amanti così meravigliosi come quando stanno tradendo la moglie”. Naturalmente, vale anche a fattori invertiti. Un antico proverbio cinese, che non giudica ma scatta un’istantanea, recita: “Il vino per gli amanti, il miele per gli sposi”. Come dire, nella vita c’è spazio per tutto.

Il modello emiliano-romagnolo

La soluzione, forse, è nella tradizione popolare dell’Emilia Romagna, terra generosa e gaudente, dove un vecchio detto stabilisce che “la notte è fatta per i ladri e per gli amanti”. Allora forse si potrebbe riscrivere il passaggio del decreto governativo come segue: “Alla luce di questi riferimenti, deve ritenersi che i congiunti cui fa riferimento il DPCM ricomprendano: i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo, nonché i parenti fino al sesto grado. Di notte, vale anche per gli amanti”.

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